09/06/2026 di Fabio Piemonte

Ecco perché quella dell’Agesci è una deriva Lgbt

L’Agesci apre ai capi dichiaratamente Lgbt e scatena il dibattito nel mondo cattolico. Ecco cosa prevede il documento sull’identità di genere e cosa ha detto, pochi giorni dopo, Papa Leone XIV.

L’Agesci si piega all’ideologia gender: da giorni, infatti, tiene banco la novità dell’associazione “cattolica” secondo cui anche i capi dichiaratamente Lgbt potranno, appunto, svolgere tale ruolo. È quanto infatti ha stabilito il documento “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”, recentemente diffuso dalla stessa Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani. In nome del consueto richiamo ad accoglienza e inclusione, l’Agesci rivendica così il diritto per gli aderenti che si autodefiniscano omosessuali, lesbiche, queer o transgender di poter essere capi scout, e di conseguenza di poter essere dei modelli d’esempio per bambini e adolescenti, come del resto sono chiamati a fare, dal Patto Associativo, proprio i capi.

Ma si può dire che in questo modo l’Agesci sconfessa quella ‘C’ del proprio acronimo e le profonde radici cristiane dello scoutismo, oltre che la Dottrina Sociale della Chiesa, il Magistero e il Catechismo della Chiesa Cattolica? Vediamo se sì e perché.

Il documento dell’Agesci

«Sguardo, ascolto, presenza sono la postura fondamentale che contraddistingue il nostro approccio. Nella consapevolezza di essere in primis educatori cristiani al servizio della crescita delle ragazze e dei ragazzi e non teologi, abbiamo maturato il desiderio di dare ulteriore concretezza ai nostri valori di accoglienza e di riconoscimento dei vissuti personali sapendo che in essi è all’opera il Signore». Questo afferma sin dal suo preambolo il documento Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo pubblicato dall’Agesci. In ossequio al mantra dell’inclusione, si subordina dunque a essa senza mezzi termini la verità dell’essere umano, riconosciuta anzitutto dalla biologia, prima ancora che dalle Scritture e dal magistero della Chiesa. Alla luce di tale premessa ne consegue «la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in Associazione per svolgere un ruolo educativo». Per quanto nel testo si richiamino principi condivisibili quali il rispetto della dignità della persona e l’esigenza di non discriminare, il problema si amplifica allorquando si presume di poter far dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere del capo scout soltanto una “questione di vita privata”. Nei fatti purtroppo le cose non stanno in questi termini, dal momento che la vita di un capo scout è essa stessa testimonianza. E ciò a maggior ragione quando si è chiamati a incarnare la fede cristiana che si professa. Nel Profilo del Capo - approvato dal Consiglio Generale 2025 con mozioni 22 e 23 - si legge infatti proprio che la guida scout deve vivere una testimonianza cristiana integrale, ossia è chiamata a educare attraverso l’esempio personale, perché i ragazzi apprendono soprattutto dall’adulto che «vive ciò che insegna». Di qui la stessa Comunità Capi deve valutare l’idoneità dell’adulto proprio sulla base di questa coerenza di vita cristiana. Di conseguenza, riguardo al Patto Associativo, il problema decisamente più rilevante rimane quello educativo. Il rischio concreto è infatti che tali guide scout, anziché educare allo sviluppo della propria identità maschile o femminile in conformità al proprio autentico Sé, indottrinino bambini e adolescenti alla fluidità di genere e alle tematiche care al mondo Lgbt. 

Il monito di Leone XIV

Dopo questa “svolta” sono arrivate però alcune affermazioni di Papa Leone XIV che, invece, ha ribadito come la Chiesa si ponga in una posizione totalmente opposta a quella paventata da Agesci. Ci riferiamo alle parole che - sicuramente per pura casualità - sono arrivate proprio pochi giorni dopo, seppur rivolte a un’altra associazione scoutistica, quella degli Scouts d’Europa Cattolici.  «Siete testimoni per i ragazzi a voi affidati: la coerenza della vostra vita e la maturità delle vostre scelte sono ai loro occhi un esempio molto importante che li aiuta a crescere. Insieme a loro, vivete dunque la bellezza della fede nei gesti quotidiani e nella preghiera condivisa, nei Sacramenti e nel discernimento della vocazione di ciascuno», ha infatti detto il Pontefice lo scorso 1 giugno in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici. Il Santo Padre, evidenziando proprio il cuore dello stile educativo di chi è chiamato al ruolo di capo scout, ha ricordato l’intuizione del fondatore, Baden-Powell, e ha sintetizzato la missione di un capo scout in questi termini: «Voi accompagnate ragazzi e ragazze all’incontro con Gesù, Maestro di vita buona, Amico fedele, Guida giusta e forte per il nostro cammino».

Una replica implicita (ma forse non troppo) all’Agesci

Dopo aver rilevato che «il metodo scout mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana», Papa Leone ha lodato in special modo il coraggio di tale «scelta pedagogica della vostra Associazione nell’educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un’attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell’essere donna e dell’essere uomo è una dinamica propedeutica all’incontro autentico e consapevole con l’altro, che può favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l’intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso». In questo modo, Leone XIV sembra aver voluto ribadire con forza quale presupposto fondamentale di ogni relazione educativa proprio l’irriducibile e strutturale diversità - e ricchezza - sussistente tra maschi e femmine. In quanto biologicamente differenti, bambini e bambine, ragazzi e ragazze necessitano infatti di strategie pedagogiche specifiche, orientate alla crescita e maturazione umana - e dunque anche emotivo-affettiva - in conformità alla propria identità maschile o femminile. In tale prospettiva - ha concluso il Santo Padre - «l’avventura dello scoutismo aiuta a scoprire come la nostra umanità viene illuminata e coinvolta dall’opera di Dio, vero educatore di tutti noi».

Insomma attraverso il discorso agli Scout d’Europa, Papa Leone, proprio a partire dalla relazione educativa, ha ribadito con fermezza e con un linguaggio chiaro la posizione del Catechismo, della Dottrina Sociale e del Magistero della Chiesa. Custodendo la sua inviolabile dignità, la Chiesa accoglie ogni persona e nello stesso tempo rifiuta ogni ingiusta discriminazione, ma non può approvare atti «intrinsecamente disordinati», né tanto meno relazioni omosessuali attive, convivenze, matrimoni gay e transizioni di genere. Essendo oggettivamente in contrasto con il disegno di Dio sulla sessualità e il matrimonio, fluidità di genere e indottrinamento gender restano pertanto mera ideologia.

 

 

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