07/09/2026 di Fabio Piemonte

Parto e allattamento al seno per uomini trans. L’assurda deriva dell’Associazione italiana di Ostetricia

Il congresso nazionale AIO dedica un panel a gravidanza, parto e allattamento nella comunità trans. Scoppiano le polemiche politiche e scientifiche.

Dopo pediatri e psicologi anche le ostetriche si piegano alla dittatura Lgbt in materia di ideologia di genere. Infatti il prossimo congresso nazionale dell’Associazione italiana di Ostetricia (AIO), che si svolgerà a Riccione il 3 e 4 ottobre prossimi, avrà come tema “La comunità ostetriche nel mosaico sociale: genere, generi, generazioni”. Un convegno che già fin dal titolo non sembra misconoscere le sue finalità ideologiche. Nel programma, infatti, è inserito tra gli altri un panel di discussione dedicato esplicitamente al tema Se a partorire non è una ‘madre’, dove si parlerà di «gravidanza, parto e allattamento nella comunità trans» e di «cura alla comunità Lgbtqia+», secondo quanto scrivono gli stessi organizzatori.

Un convegno su allattamento e parto nella comunità trans

Stando alle nuove frontiere della galassia arcobaleno l’allattamento al seno non è più una prerogativa specificatamente materna perché, con determinati trattamenti farmacologici, anche gli uomini possono ormai produrre una sorta di pseudo-latte. D’altra parte, per le persone transgender che non si sottopongano a interventi chirurgici mantenendo gli organi riproduttivi femminili permane la possibilità di partorire. Questo è chiaramente evidente, in quanto si tratta principalmente a tutti gli effetti di persone nate biologicamente donne che, per quanto si sforzino e cerchino di assomigliare all’altro sesso, nonostante le assunzioni di testosterone e gli interventi chirurgici, non diventano mai davvero maschi. Di qui il convegno di Riccione si aprirà parlando di pregiudizio e discriminazione verso la comunità Lgbt per poi affrontare tra gli altri il tema dell’allattamento e del parto nella comunità trans con Egon Botteghi, trans e attivista, autore e formatore referente di Genitorialità Trans e associazione Rete genitori Trans. Un profilo senza dubbio più idoneo a un intervento a un circolo Lgbt che non a una relazione a un convegno scientifico.

Le polemiche

Così, all’indomani della pubblicazione del programma della kermesse, è scoppiato lo scandalo, per cui non sono mancate le polemiche e reazioni politiche. «La maternità e la paternità non possono essere cancellate o riscritte per adeguarsi a strane narrazioni. Trovo assurdo che si arrivi addirittura ad assegnare 10,5 crediti per una formazione che affronta gravidanza, parto e allattamento nell’ambito del mondo trans. Siamo davvero nel mondo al contrario», ha dichiarato l’onorevole Davide Bergamini, responsabile regionale di Futuro Nazionale in Emilia-Romagna. Nel contestare l’iniziativa lo stesso onorevole, insieme al collega di partito Rossano Sasso, ha poi subito preannunciato un’interrogazione parlamentare nel merito al ministro della Salute Schillaci. «Un uomo non allatta. Non è un’offesa ma è semplicemente la realtà biologica». Siamo dunque davanti all’ennesimo tentativo maldestro di snaturare la realtà, dove la fantasia viene spacciata per normalità, mentre la formazione sanitaria dovrebbe concentrarsi su competenze scientifiche, cliniche e professionali utili agli operatori e ai cittadini, non diventare il veicolo per imporre una strana visione ideologica. Polemiche ed evidenze oggettive che però sembrano non aver scalfito chi porta avanti la linea – per noi ideologica – delle ostetriche, come Antonella Marchi, presidente onoraria dell’Associazione italiana di Ostetricia che, come detto, è promotrice del congresso. Marchi ha infatti affermato: «Come professionisti della salute non rispondiamo a logiche di partito ma alla tutela della salute umana. Non tutte le persone con capacità di gravidanza si identificano come donne: può non piacere, ma succede, e la professione di ostetrica si deve evolvere per gestire al meglio anche queste scelte di vita».

Insomma, al di là della bufera mediatica e politica che ha scatenato, è palesemente evidente che si tratti di tematiche assurde e inaudite, che calcano la mano su concetti che non hanno la benché minima parvenza di scientificità. Tuttavia, ciò che fa più riflettere è come tale notizia – almeno per ora – sia trascorsa in sordina e non abbia destato neanche più alcuno scandalo nella stampa nazionale, evidentemente dominata dal “politicamente corretto”.

Sulla strada di pediatri e psicologi?

Basti ricordare a tal proposito, per esempio, il fatto che diversi ordini regionali degli Psicologi – e lo stesso nazionale – abbiano concesso il patrocinio, partecipato o comunque sponsorizzato, in particolare negli ultimi mesi, i gay Pride. O, ancor più gravemente, le linee guida redatte e diffuse lo scorso giugno dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri, con l’obiettivo di trasformare i pediatri da medici in militanti Lgbt attraverso un documento oggettivamente impregnato di istanze, richieste e raccomandazioni ideologiche pro-gender. Di qui si auspica che, anche sulla scia del clamore mediatico, l’Associazione italiana di Ostetricia possa presto ritornare sui propri passi, valorizzando parto e allattamento al seno quali prerogative connaturali ed esclusive della donna.

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