01/09/2026 di Redazione

«Mi hanno avvelenato il corpo a 14 anni»: la storia del detransitioner Jonni Skinner

Ha ricevuto una diagnosi di autismo a tre anni ed è stato bloccato nella pubertà a quattordici. Oggi racconta in un'intervista esclusiva a Independent Women gli anni di transizione medica che dice avergli distrutto la vita.

Jonni Skinner è cresciuto in una cittadina di appena 2.500 abitanti nel Michigan, «il classico paesino con un solo semaforo». Diagnosticato autistico a tre anni, era, nelle sue parole, «un bambino effeminato», ossessionato dalle principesse Disney e dai musical, in una comunità «non particolarmente aperta a questo». A dodici anni scoprì online alcuni influencer trans, uomini che raccontavano di come la transizione avesse fantomaticamente migliorato le loro vite: «Mi presentavano in un certo senso una via d'uscita: se lo faccio, pensai, non devo più reprimere la mia personalità». Fu, in particolare, il confronto con l'unica persona trans che conoscesse, una tutor di famiglia già in transizione da donna a uomo, a spingerlo, nel febbraio 2016, appena tredicenne, a dichiarare ufficialmente: «Penso di poter essere transgender».

Ebbene, da allora iniziò il suo calvario che oggi racconta in giro per gli Stati Uniti e lo ha fatto in particolare durante un'intervista esclusiva rilasciata al network Independent Women.

«Un cervello di ragazza in un corpo di ragazzo»

Il 12 maggio 2016 Skinner ebbe il primo appuntamento con una terapeuta specializzata in identità di genere: bastò quella singola seduta per ottenere una diagnosi, sebbene la sua tutor lo avesse preparato a «mesi e mesi» di percorso preliminare. Alla madre, contraria a modifiche permanenti sul corpo del figlio, la terapeuta disse una frase che oggi Skinner definisce ricorrente in questi contesti: «Preferirebbe avere una figlia viva o un figlio morto?». Iniziò così il percorso medico con l'assunzione di farmaci e di estrogeni. A gennaio 2017, a 14 anni, ricevette l'impianto del bloccante della pubertà, un dispositivo inserito chirurgicamente nel braccio: «Fu quasi come un'ondata di freddo che si riversava dentro di me», racconta, seguita da vampate, sudori freddi e «spasmi muscolari molto forti» alle gambe e alle braccia. Quando il suo corpo tentava di avere un'erezione, il bloccante interferiva causando un dolore che Skinner paragona a «vetro rotto nella zona genitale». Comparvero anche crescita del seno e perdite di liquido dal petto, che il medico spiegò come “lattazione”, oltre a una vera incontinenza urinaria, quindi non più sporadiche perdite ma «veri e propri incidenti». Nel marzo 2017 l'endocrinologo, dopo una radiografia della mano che proiettava un'altezza adulta tra 1,85 e 1,93 metri, decise di bloccargli anche la crescita in altezza, aumentando il dosaggio di estrogeni fino a 6 milligrammi: «Mi fece un intero discorso sul fatto che, se fossi stato così alto, e le donne non raggiungono quell'altezza, non sarei stato “passabile”», ricorda Skinner, che allora aveva 14 anni e temeva di «non essere mai amato». Da allora, infatti, non è più cresciuto in altezza.

La cartella clinica «falsificata»

Nel suo racconto Skinner afferma che l'endocrinologo iniziò a contattarlo privatamente, con telefonate, sms ed email al di fuori degli appuntamenti clinici, arrivando a discutere con lui, minorenne, di pratiche sessuali, e a consigliargli filtri Snapchat per visualizzare interventi come rinoplastica, riduzione del mento, limatura della mandibola e della trachea, e rimodellamento dell'arcata sopraccigliare. Fu la cosiddetta “terapeuta di genere” a indirizzare lui e sua madre, tramite un biglietto da visita, verso un negozio presentato come un punto di riferimento per la comunità trans: «Si chiama Janet's Closet. Ed è un negozio di articoli per il cross-dressing», racconta Skinner, che lì, sempre minorenne, si trovò davanti a sex toys e a una tuta integrale che imitava il corpo nudo di una donna, mentre «gli occhi di mia madre sembravano lucidi, sul punto di piangere». La svolta arrivò nel marzo 2024, quando la pubblicazione di alcuni documenti interni trapelati della WPATH lo spinse a documentarsi molto meglio: «Quindi questi medici stanno mentendo alle persone, e le stanno attivamente ingannando», racconta di aver pensato, avviando così il processo che lo ha portato alla detransizione. Ottenuta la sua cartella clinica solo nel gennaio 2025, Skinner sostiene di avervi trovato informazioni false, tra cui l'affermazione di essersi identificato come femmina fin dai due anni e di aver tentato di ferirsi ai genitali a sette anni: «Niente di tutto questo era vero», dichiara. «Credo che ci fosse qualcosa da guadagnare per loro in tutto questo, che fosse denaro o semplicemente un interesse personale per queste pratiche, non lo so, ma so che farmi questo ha fruttato loro molto denaro».

La battaglia contro la legge sulle “terapie di conversione”

Oggi Skinner, ambasciatore dell'organizzazione Genspect, ha portato la sua storia anche davanti alla Commissione Giustizia del Senato della California, opponendosi alla SB 934, una proposta di legge del senatore democratico Scott Wiener, che consentirebbe alle presunte vittime di “terapie di conversione” di fare causa per negligenza medica anche a distanza di anni. Secondo Skinner la norma, così formulata, impedirebbe ai terapeuti di indagare le cause profonde del disagio di un minore prima di indirizzarlo verso un percorso di transizione: «I medici e gli psichiatri non si sono nemmeno preoccupati di chiedermi perché mi sentissi in quel modo», ha dichiarato durante un'audizione in Commissione che si è tenuta poche settimane fa. «Mi hanno avvelenato il corpo con bloccanti e ormoni, arrestando la mia pubertà e interferendo con il mio sviluppo». L'ufficio di Wiener ha respinto le accuse, definendo le cosiddette “terapie di conversione” «una tortura psicologica e una pseudoscienza» e precisando che la legge non punirebbe i terapeuti per un'esplorazione in buona fede dell'identità di genere o della sessualità dei pazienti, ma solo i tentativi intenzionali di cambiarla.

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