26/10/2016

Parole della neolingua: infertilità è singletudine?

Desideri un figlio? Non trovi un partner sessuale? Sei fisiologicamente sanissimo? L’OMS con un bel gioco di parole potrebbe definirti “infertile” e così hai “diritto a procreare”. Artificialmente, ovvio.

Le parole sono fondamentali. Il linguaggio svolge infatti un ruolo fondamentale nel plasmare le menti e nel veicolare una determinata visione del mondo. E in certi casi “aggiustare” il significato di certe parole può servire ad ingigantire gli introiti già enormi dei venditori di gameti, dei supermercati di bambini, delle cliniche che sfruttano le donne e commerciano in esseri umani.

L’hanno pensato in molti, quando l’OMS ha annunciato che la definizione di infertilità verrà rivista.

Fino ad oggi si parlava d’infertilità qualora una coppia, dopo 12 mesi di rapporti sessuali costanti e non protetti non riesce a concepire un figlio. Si tratta di una condizione non permanente, ma che può essere risolta eliminando i fattori problematici.

Secondo la stampa (testate straniere come The Telegraph, o nostrane come l’Huffington Post) pare invece che dall’anno prossimo potranno dichiarasi “infertili” anche persone che desiderano avere un figlio, ma che non hanno un partner (o che vivono rapporti omosessuali, contro natura, perciò inidonei alla generazione, quindi... no?). Pur essendo perfettamente sani, potranno essere considerate in qualche modo “disabili” e quindi accedere alla fecondazione artificiale a spesse dei Servizi Sanitari?

Di conseguenza sarà necessario ammettere che un bambino possa essere adottato da single o da omosessuali, e sarà lecito comprare i bambini attraverso l’orrenda pratica dell’utero in affitto: sistema costoso, ma efficace, per dare un figlio a chi per natura non riesce ad averlo.

Chissà.

Evidentemente la questione ha sollevato parecchie voci critiche e discordi, perché in seguito è apparsa sul sito dell’OMS la seguente nota: «L’OMS non ha cambiato la definizione [di infertilità]. È importante notare che è una definizione che fornisce una descrizione clinica di infertilità. Non fa alcuna raccomandazione in merito alla fornitura di servizi di assistenza alla fertilità. L’OMS sta attualmente collaborando con i propri partner per aggiornare il Glossario e si sta considerando di rivedere la definizione di infertilità. Dovrebbe esserci una modifica della definizione di infertilità, ma rimarrà una descrizione clinica di infertilità come una malattia del sistema riproduttivo e non farà raccomandazioni circa la fornitura di servizi di cura della fertilità».

Se non rimanesse la definizione clinica, come dicevano i giornali citati sopra, da un punto di vista filosofico e morale, l’OMS considererebbe prevalente l’autodeterminazione degli individui sulla realtà. Esattamente lo stesso sovvertimento che prende piede con l’ideologia gender: non conta il dato di fatto che è, ma contano solo il desiderio o il capriccio individuale.

 Redazione


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