03/02/2020

Parla Keira, "bloccata fra due sessi", delusa dalla transizione

«Sono bloccata tra due sessi». Per questa tragica condizione Keira incolpa il trattamento iniziato al Tavistock nel Nord di Londra quando, a 16 anni, non voleva più essere una ragazza e chiese aiuto. Dopo tre appuntamenti di un'ora, le furono prescritti bloccanti ormonali per fermare lo sviluppo del suo corpo femminile», leggiamo in un articolo di Daily Mail.

Tre ore di seduta sono, dunque, bastate a dare inizio ad un trattamento di cui ora Keira si dice pentita. Tre anni fa si era sottoposta, infatti, alla rimozione del seno, che, insieme alle dosi di testosterone assunte, aveva contribuito a rendere più mascolino, anche se non ancora del tutto, il suo aspetto. Ed ora che ha cambiato idea sulla sua intenzione di assumere le sembianze maschili, si ritrova con un corpo che non sente suo e cerca il modo di invertire il trattamento effettuato fino a quel momento.

Sulla possibilità che gli adolescenti, sin dal dodicesimo anno di età, possano dare liberamente il proprio consenso ai trattamenti in vista della transizione, la sua posizione è chiara: «Non credo che i bambini e i giovani possano acconsentire all'uso di potenti farmaci ormonali sperimentali come ho fatto io».

Sin da piccola non amava vestirsi da femmina. Crescendo, fu vittima di bullismo, al punto da non voler più andare a scuola. «Ho pensato che la vita sarebbe stata migliore per me se avessi cambiato il mio sesso». Molto presto, fu indirizzata al suo medico locale che, a sua volta, la indirizzò al Servizio di salute mentale infantile e adolescenziale (CAMHS) vicino a casa sua», ove le proposero di rivolgersi al Tavistock di Londra.

«Il Tavistock mi ha dato degli anti ormonali per fermare il mio sviluppo femminile. […] Ho avuto sintomi simili alla menopausa […]. Avevo le vampate di calore, ho trovato difficile dormire, il mio desiderio sessuale era scomparso. Mi hanno dato compresse di calcio perché le mie ossa si erano indebolite». Sembra incredibile, ma Keira sostiene di non essere stata avvertita dai terapisti del Tavistock dei terribili sintomi che l’avrebbero attesa». Il testosterone, poi, fece sì che a Keira iniziassero a crescere più peli, barba compresa.

A 20 anni si sentiva contenta del suo percorso e intendeva continuarlo con la rimozione dei seni. Ma, una volta avvenuta, iniziarono a comparire i primi dubbi sulla sua scelta. Ora ha già cambiato i suoi documenti per essere riconosciuta legalmente maschio e non sa neanche se in futuro potrà mai avere figli. Vuole tornare donna.

«Se commettessi un crimine, sarei messa in una prigione maschile. Voglio annullare il documento di riconoscimento del genere». Si è messa, dunque, in contatto con la Detransition Advocacy Network, per poter riacquisire sembianze femminili. Sono centinaia i giovani e adulti che si sono rivolti a questa associazione, pentiti della “riassegnazione” del sesso.

«Non voglio che altri bambini soffrano come me», afferma Keira, è per questo che ha deciso di raccontare la sua storia. I bambini che soffrono di disforia di genere meritano di essere aiutati ad apprezzare sé stessi così come sono, non di essere spinti alla transizione.

 

di Luca Scalise

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