01/08/2019

Oregon, eliminato tempo di riflessione per il suicidio assistito

Escono sempre più allo scoperto, ormai, le menzogne di coloro che vogliono mostrare l’eutanasia come un atto di compassione verso malati e sofferenti, volto a liberarli dal loro dolore. In moltissime occasioni abbiamo svelato come, nelle varie parti del mondo, dietro agli slogan che inneggiano alla libertà dell’eutanasia e del suicidio assistito sia celato il losco intento di risparmiare, perché il malato costa, e di praticare il più possibile l’espianto degli organi, costi quello che costi (anche la vita di una persona).

E, dato che a settembre sapremo cosa intenderà farsene il nostro governo della proposta di legge sull’eutanasia del Movimento 5 Stelle, è bene per noi sapere quali sono i passi che, anno dopo anno, stanno compiendo i cosiddetti “paesi civili”, una volta approvata una legge sull’eutanasia e sul suicidio assistito.

Come racconta un articolo di Life News, Kate Brown, governatore dell’Oregon, ha firmato un disegno di legge che elimina il periodo obbligatorio di 15 giorni di attesa prima di effettuare la pratica del suicidio assistito. Lois Anderson, direttore di Oregon RTL, ha affermato a riguardo: «Il legislatore ha ascoltato professionisti medici altamente qualificati ed esperti che hanno testimoniato che questo disegno di legge non è solo inutile ma pericoloso. […] Il nostro stato ha un problema significativo di abuso sugli anziani».

Eliminando, infatti, i 15 giorni di attesa obbligatoria, una persona autorizzata al suicidio assistito può richiederlo in qualsiasi momento, senza possibilità di cambiare idea. E questo è gravissimo, perché i pazienti, comprensibilmente vulnerabili, dato il loro stato di sofferenza, saranno più facilmente indotti a morire alla svelta.

Ora, spiega l’articolo, «La legge olandese sull’eutanasia si è espansa, non cambiando il linguaggio della legge, ma cambiando l’interpretazione», e, così, ampliandone le condizioni di possibilità a tutta la vita. E questo è solo uno dei tantissimi e pericolosi rischi che l’Italia correrebbe, se continuasse, dopo la nefanda approvazione delle dat, ad aprire le porte in modo sempre più decisivo ad eutanasia e suicidio assistito.

Luca Scalise

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