23/05/2015

Ora anche le coop educano al gender

Educazione gender anche in cooperativa...

Nel numero di febbraio di “Cooperazione tra Consumatori”, mensile della cooperazione di consumo trentina, dalla pagina 14 alla pagina 17 troviamo un articolo sulle cosiddette differenze di genere, che seguono il richiamo dalla prima pagina dove il titoletto “le parole giuste” associa il linguaggio di genere con la violenza sulle donne.

L’articolo è inizialmente incentrato sulle parole, associate appunto, anche abbastanza maldestramente, al gravissimo tema della violenza sulle donne. Si sostiene, tra le righe, che per combattere alla radice questo problema occorre un cambiamento culturale, da mettere in atto soprattutto declinando alcune parole al femminile, anche quando la lingua italiana non lo prevede.

Chi non ha un nome non esiste” sostiene una docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia citata nell’articolo, ed attorno a questa frase si prodigano diverse analisi. Come se chiamare “presidenta” un presidente donna le rendesse il giusto rispetto e mettesse al riparo altre donne dalla violenza.

La lingua italiana non è sessista e nemmeno simbolo di una cultura retrograda e patriarcale, è semplicemente una lingua e come tale va intesa. Il rilevante e grave problema della violenza sulle donne non si combatte declinando al femminile una parola, altra ridicola trovata politically correct, ma con un sistema di prevenzione capillare, che facesse capire agli “uomini” che la perpetrano che non è tanto la loro forza fisica a renderli “grandi” ma è come sanno invece trattare la propria donna che dà misura della loro dignità.

La cosa assai più grave è invece che poco dopo l’articolo si sofferma sull’educazione di genere dei bambini. Viene sostenuto che sia la società, per mezzo di libri, abiti e giocattoli a instillare la discriminazione tra generi fin dalla più tenera età e si prosegue dicendo che la sessualità è soprattutto un fatto culturale, influenzato da fattori economici, storici e religiosi.

Bludental

Vengono citati tre libri, “Piccolo uovo. Maschio o femmina?”, “Extraterrestre alla pari” e “Così sei fatto tu” volti a far capire che le differenze sono solo biologiche e ogni bambino è libero di poter scegliere il proprio sesso.

E’ l’ennesimo tentativo di far penetrare l’ideologia di genere tra i bambini, coprendosi dall’inattaccabile mantello del “politicamente corretto”. Non hanno capito che scuole e genitori dovrebbero insegnare ai bambini il rispetto dell’altro sesso facendo capire che le differenze sono fonte di ricchezza e scambio e mai devono diventare fonte di discriminazione.

Che sia poi la rivista delle Coop Trentine è sintomo di un avvicinamento delle stesse ad un ideologia, quella gender, propugnata dalle più grosse lobby omosessualiste ed invitiamo la popolazione che ha letto l’articolo in questione ad informarsi quali siano le intenzioni di queste lobby, soprattutto sul fronte dell’educazione di massa dei bambini ancora in tenera età, con le coscienze più malleabili.

L.T.

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