09/10/2025 di Redazione

Onu su utero in affitto, ecco le novità. E intanto il Ministro Roccella propone un’alleanza internazionale

Domani, 10 ottobre, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite verrà presentato il Rapporto ONU A/80/158 - sull’utero in affitto - della Relatrice speciale sulla violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem. Un documento, ne abbiamo già parlato, che condanna la maternità surrogata come una forma di sfruttamento e violenza nei confronti delle donne e dei bambini e che sarebbe un passo storico nella direzione della tutela della dignità umana. L’Italia è tra i protagonisti, non solo in quanto primo e finora unico Paese ad aver reso questa pratica un “reato universale”, ma anche per l’impegno del Governo nel promuovere il Rapporto di Alsalem, in particolare in questi ultimi giorni con la visita del Ministro Eugenia Roccella al Palazzo di Vetro a New York e con la mobilitazione in corso di Pro Vita & Famiglia, che da settimane ha lanciato una petizione popolare sul tema.

La Campagna di Pro Vita & Famiglia

E proprio la petizione popolare (CLICCA QUI per firmare) è il fulcro dell’iniziativa intrapresa dalla onlus, per chiedere al Governo italiano di schierarsi apertamente a favore del Rapporto ONU e promuovere così una risoluzione capace di aprire la strada alla redazione di un trattato internazionale vincolante che metta fine, una volta per tutte, a questa forma moderna di mercificazione della maternità e dell’infanzia. Finora, in pochi giorni, più di 15.000 persone hanno firmato. Secondo Pro Vita & Famiglia, infatti, è fondamentale che l’Italia abbia un ruolo da protagonista e guidi il fronte internazionale per la tutela della donna e del bambino, contro un mercato che sfrutta i più vulnerabili sotto il pretesto dei “diritti”.

Roccella: «Serve azione globale contro surrogata»

Durante il suo intervento all’ONU lo scorso 8 ottobre, nel corso del side event “Surrogacy as a form of violence against women and girls: need for global action”, il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella ha espresso con chiarezza la posizione dell’Italia e il senso di questa battaglia. Nel suo discorso, Roccella ha ringraziato la Relatrice speciale Reem Alsalem per il coraggio e la competenza dimostrate, sottolineando come l’utero in affitto rappresenti «una pratica intrinsecamente legata allo sfruttamento e alla violenza», che causa gravi danni fisici e psicologici alle donne e profondi traumi identitari ai bambini. Il Ministro ha definito la separazione del neonato dalla madre biologica «non un atto tecnico di un contratto, ma la rottura del più intimo legame umano, un trauma che ferisce la dignità della donna e del bambino». Ha inoltre ricordato che l’Italia, con la legge 40/2004 e con la più recente legge 169/2024, ha posto un argine concreto a questa forma di sfruttamento, vietandola e rendendola perseguibile anche quando commesso da cittadini italiani oltre i confini nazionali. «Ridurre il corpo della donna a un’incubatrice per altri — ha aggiunto — è in conflitto con la dignità umana. Nessuna condizione economica o motivazione affettiva può giustificare questa violenza. L’Italia chiede una risposta globale e sostiene la proposta di un trattato internazionale che bandisca l’utero in affitto in tutte le sue forme, anche quella cosiddetta “altruistica”». Il Ministro ha infine richiamato le parole di Papa Francesco: «Un figlio è sempre un dono, mai il risultato di un contratto commerciale», ribadendo che la pace e la giustizia si costruiscono difendendo i più vulnerabili, non mercificandoli.

I dettagli del Rapporto ONU

Ricordiamo nel dettaglio cosa prevede il Rapporto, dunque ciò che denuncia e quali sono le proposte. Il documento, innanzitutto, denuncia la maternità surrogata come una pratica sfruttatrice e disumana, con dinamiche assimilabili alla tratta di esseri umani, che lede la dignità delle donne e dei bambini. La relazione mette in luce i rischi fisici e psicologici a cui sono esposte le madri surrogate, spesso donne in condizioni di povertà o vulnerabilità, e la mercificazione dei bambini nati da tali pratiche, in un mercato globale multimiliardario gestito da agenzie, cliniche e intermediari che traggono profitto dallo sfruttamento della vita umana. Il Rapporto, poi, sottolinea come questa pratica, anche quando definita “altruistica”, mantenga le stesse dinamiche di violenza e disumanizzazione, poiché la rinuncia forzata al legame materno non può mai essere considerata un atto libero o naturale. Per questo, la Relatrice Alsalem propone la stipula di un Trattato internazionale vincolante che proibisca l’utero in affitto in tutte le sue forme, prevedendo sanzioni per i committenti, le cliniche e le agenzie che promuovono e traggono profitto da questa moderna forma di sfruttamento della donna e del bambino. Un appello chiaro e potente, che oggi — con il sostegno dell’Italia e la mobilitazione di Pro Vita & Famiglia — può diventare un punto di svolta verso il riconoscimento universale del diritto di ogni bambino ad avere una madre e un padre biologici e di ogni donna a non essere mai trattata come un mezzo.

 

 

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