30/07/2020 di Manuela Antonacci

Omotransfobia. La clausola “salva-idee” che in realtà non salva nessuno

Non c’è “clausola salva idee” che tenga! La legge contro l’omotransfobia crea una categoria privilegiata rispetto a tutte le altre, di fatto e vi spieghiamo perché.

Innanzitutto è alquanto inquietante che la libertà di opinione che, in teoria, dovrebbe già essere garantita dallo Stato, debba essere necessariamente ribadita in questo disegno di legge e questo già la dice lunga su quanto essa sia oggettivamente in pericolo. L’ impronta liberticida di tale legge, infatti, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, deriva dal fatto che, questo ddl istituisce il reato di “omofobia”, senza che esso sia stato definito dal legislatore, lasciando infiniti, pericolosi, spazi a interpretazioni da parte della magistratura e a derive liberticide. I cittadini, dunque, rischierebbero ugualmente di essere processati e potrebbero godere, magari, forse, dell’attenuante della libertà di opinione.

Ma quello che è il vero intento di questo nefasto disegno di legge, emerge sfacciatamente dalle parole della senatrice 5 stelle Alessandra Maiorino che, in un’intervista rilasciata per il blog gay.it, a proposito della libertà di pensiero messa in pericolo dal ddl e che, a suo dire, potrebbe essere garantita nei contesti religiosi, ha, tuttavia, dichiarato: “Ma ciò non vale per quelle organizzazioni che religiose non sono e che non possono avvalersi di questo manto che le rende qualcosa di altro, tipo Pro Vita, Forza Nuova e Casa Pound, che dicono cose aberranti sulla comunità LGBT, e temo che non avendo messo il reato di propaganda potranno continuare a farlo. Anche se, avendo inserito il reato di incitamento all’odio, lì prendiamo tutto”.

Non dimentichiamo, inoltre, che nei paesi in cui, per leggi simili, esiste la medesima “clausola salva idee”, come in Inghilterra, per la “Criminal Justice and immigration Act”, non sono mancati gli arresti di persone colpevoli di aver espresso le loro opinioni in materia di omosessualità. Eppure la clausola che, evidentemente, si è rivelata una foglia di fico, che avrebbe dovuto salvarli dalla detenzione, recitava chiaramente: “La discussione o la critica della condotta o delle pratiche sessuali o la sollecitazione delle persone ad astenersi o modificare tali comportamenti o pratiche non devono essere considerate come minacciose o destinate a suscitare odio”. Nonostante tutto, questo non ha impedito l’arresto dei predicatori di strada Josh Williamnson, nel 2013, Toni Miano nel 2016, di professoresse come Vicky Allen o Svetlana Powell, aspiranti genitori adottivi o affidatari, come Eunice e Owen Johns, psicologi e counselors  come Gary McFarlane o Lesley Pilkington ecc. tutti puniti severamente da questa atroce “morale di Stato”.

Insomma, siamo di forte ad una legge liberticida, misogina (pensiamo alla fine che farebbero le femministe che si oppongono all’utero in affitto e che, hanno scritto una lettera aperta e accorata a Zan manifestando la loro preoccupazione per questo pericoloso bavaglio del dissenso) profondamente immorale, e soprattutto ingiusta, ed è necessario che la società civile tutta esprima forte la propria assoluta contrarietà, prima che sia troppo tardi, per levare anche la minima voce di dissenso.

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