24/04/2016

Omosessuali a crescente rischio MST: ma a dirlo sono gli omofobi?

Gli uomini omosessuali, che hanno rapporti con altri uomini,  si trovano di questi tempi di fronte al più alto rischio di contagio di malattie sessualmente trasmissibili degli ultimi trent’anni.

Si registrano  i dati più allarmanti dal 1980, in diversi Paesi (di quelli moderni, avanzati, dove l’educazione sessuale, fin da bambini, è spregiudicata...), circa la diffusione virulenta di certe malattie.

I dati sono quelli – ad esempio – pubblicati dal Centers for Disease Control and Prevention  (CDC) statunitense: Gail Bolan, direttore del CDC, ha sollevato il problema durante un evento di fundraising registrato da CNS News e pubblicato da LifeSiteNews.

Dal rapporto governativo risulta un “aumento preoccupante della sifilide tra gli uomini, in particolare tra i gay e i bisessuali”, dice il rapporto del CDC. “Il ritmo con cui aumentano i casi registrati è allarmante (15,1 per cento in più, nel 2014)”. E’ un aumento che riguarda sia uomini che donne, ma gli uomini rappresentano oltre il 90 per cento di tutti i casi di sifilide primaria e secondaria. Di questi, l’83 per cento fa sesso con altri uomini.

In Canada, nel 2013, il British Columbia Centre for Disease Control aveva pubblicato dati analoghi. Delle preoccupazioni delle autorità sanitarie di Ottawa, avevamo già scritto qui. Nel 2015, il Ministero della Salute in Inghilterra  ha pubblicato uno studio che indica un forte aumento non solo della sifilide, ma anche della gonorrea tra gli uomini gay.

Per non parlare del contagio di AIDS, che secondo i dati ufficiali continua ad essere preoccupante solo tra gli omosessuali.

Però a scrivere e a dire queste cose si corre il rischio di essere etichettati come omofobi. Proprio da quelli che insistono per le campagne di prevenzione – che sono la scusa più diffusa per entrare ad esempio nelle scuole a fare dis-educazione sessuale ai ragazzini.

Chi ha voluto capire ha capito che non basta il preservativo per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili, ma serve un’educazione alla “non-promiscuità” (fa troppa “impressione” parlare di temperanza, continenza, fedeltà, castità...). Tra gli omosessuali, però, questo tipo di educazione attecchisce ancor meno che tra coppie di sesso diverso.

Chissà perché.

Certamente, la diffusione delle notizie su questi rischi concreti che corrono le persone omosessuali non è fatta a scopo denigratorio o terroristico: anzi. E’ informazione corretta sulla verità e sulle conseguenze possibili di determinati stili di vita (informazioni che comunque valgono e vanno date anche a chi scelga la promiscuità con persone di sesso opposto), nell’esclusivo interesse delle persone destinatarie del messaggio.

Se per “omofobia” si intende “odio per gli omosessuali”, allora, ancora una volta, i veri omofobi sono coloro che questi dati – sistematicamente – li censurano.

Redazione


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