04/09/2014

Omofobia – In Trentino salta la legge? Accuse pesanti dall’Arcigay

Sulla carta sembrava tutto fatto: alla sinistra ideologicamente affiancata al fronte LGBT si sarebbero dovuti sommare i voti dei centristi. L’approvazione della legge sull’ omofobia in Trentino era data come cosa certa.

Ma, come direbbe qualcuno… “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. E così basta un’uscita sulla stampa locale del Vescovo Bressan, che dopo aver analizzato il testo del disegno di legge ha sollevato molte perplessità, per far alzare l’asticella dell’attenzione anche da parte di coloro che si erano lasciati imbonire dalla logora teoria della lotta alla discriminazione.

Alibi, questo, dietro il quale troppo spesso di nasconde la strategia di imposizione dell’ideologia gender. Un cavallo di Troia, nulla più: ti parlano di omofobia e ti trovi a dover accettare il pacchetto cultura gender completo.

Le prospettive ora sono queste: avviare la discussione in Consiglio Provinciale, farla durare due giorni durante i quali –come annunciato dalle minoranze, Rodolfo Borga in primis- sarà messo in piedi un serratissimo ostruzionismo, quindi sospendere il tutto e rinviarlo al 2015.

La vera novità è il mutato atteggiamento da parte dei centristi della maggioranza che, senza mezzi termini, prendono le distanze dal disegno di legge. Passamani (Unione per il Trentino) è chiaro: “Così non la votiamo. A piccoli passi si arriva ad avallare la pedofilia”, e pure Lorenzo Baratter (PATT), firmatario della proposta di legge, afferma: “Siamo un partito di ispirazione cattolica. Il Vescovo va ascoltato”.

Il PD a questo punto pare del tutto isolato.

In pochissime ore la notizia ottiene risalto in tutt’Italia: ne parla Avvenire ed altre importanti testate, tanto da innervosire non poco il presidente nazionale dell’Arcigay, Flavio Romani che perde le staffe attaccando duramente il Trentino, reo di mettere in scena “il solito rituale degradato della politica italiana”.

 

Le critiche sollevate sul ddl omofobia vengono marchiate come “perplessità ignobili nel merito oltre che fuori tempo massimo nel metodo” che portano “argomenti più simili alla superstizione che alla fede, usati in maniera indecente da chi dei valori religiosi dovrebbe essere custode, entrando ancora una volta a gamba tesa nel dibattito istituzionale, sovvertendo il suo percorso democratico e facendosi spazio con l’arroganza e i ricatti”.

Sentire un esponente dell’Arcigay accusare qualcuno di “arroganza e ricatti” fa venire come minimo da ridere, considerando che questi sono gli strumenti base con cui si muove usualmente.

Redazione

 

 

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