20/06/2016

Omofobia – A Brescia accuse istituzionali a un Parroco

A Brescia, la vicesindaco Laura Castelletti taccia di omofobia il parroco di Sant’Afra, don Giorgio Rosina, per il solo fatto di aver esposto un cartello in parrocchia in cui le “unioni civili” vengono definite “sbagliate”.

Nulla di inaspettato, considerando che questa giunta comunale si è distinta fin da subito per il suo servilismo nei confronti delle Associazioni LGBT.  Giunta contraddistinta dalla presenza di un sindaco che dice di essere cattolico (i cattolici non dovrebbero difendere i sacerdoti?) e dalla presenza della succitata Castelletti e di Fabrizio Benzoni, giovane consigliere comunale eletto con la lista “Brescia per Passione” a cui fa riferimento anche la vicesindaco, amante ed assiduo frequentatore della movida bresciana.

Nel dicembre del 2014, la giunta comunale ignorò completamente la raccolta di oltre 10.000 firme di cittadini bresciani che espressero la loro contrarietà circa l’adesione del Comune alla Rete RE.A.DY (contro le 1.000 firme raccolte da Arcigay a favore dell’adesione), dimostrandosi insensibile alla reale volontà dei cittadini bresciani e palesando questo controllo indiretto concesso alle associazioni arcobaleno territoriali.

Ed ecco che la vicesindaco lancia un tweet in cui si legge che “chi dichiara che le unioni civili sono sbagliate è un omofobo (assimilando “omofobo” ai termini “misogino”, “antidemocratico” e “razzista”), e rivolge il post a don Giorgio Rosina, reo di considerare “sbagliate” le unioni tanto care all’agguerrita paladina delle associazioni gay.

Allora si scatena su Twitter la bagarre, con i soliti noti (“Caramelle in Piedi”, Arcigay, ecc) che difendono a spada tratta la Castelletti, negando il diritto alla libertà d’espressione di don Giorgio, che si trova a dover subire un carico notevole di insulti, ma al tempo stesso difendendo quella della vicesindaco: in quanto è noto che, tale libertà, non è garantita a chi osa opporsi al pensiero unico.

Alla luce dell’accaduto, l’opposizione decide di presentare un’interrogazione al Comune per comprendere se l’attacco gratuito della vicesindaco fosse effettivamente condiviso dalla maggioranza. Udite udite: il sindaco Emilio Del Bono ha ritenuto “irricevibile ed insopportabile” l’interrogazione comunale, negando all’opposizione la possibilità di discuterla.

Nel frattempo, fuori dal Palazzo della Loggia, i ragazzi di Gioventù Nazionale Brescia hanno presidiato la piazza esponendo uno striscione recitante la frase «Omofobi ci etichetti, Castelletti ora dimettiti». Su Facebook si scatenano subito le ingiurie da parte degli attivisti LGBT, tra cui si legge «bisognerebbe metterli a Bergen Belsen». Ebbene, questo commento, che augura ai giovani di Gioventù Nazionale di essere internati in un campo di concentramento, ha ricevuto il “mi piace” di Laura Castelletti: una carica pubblica, vicesindaco del Comune di Brescia, che augura a dei giovani di essere internati.

Nessuna scusa da parte della Castelletti, ed un altro schiaffo per Giorgio Rosina che, con forza ed onore, continua imperterrito ad affermare l’unicità della famiglia, che non sarà certo messa in discussione né da un tweet di un vicesindaco, né da una giunta comunale sottomessa alla dittatura Lgbt.

Elia Buizza


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