Le statistiche sono impietose, tragiche. Un vero e proprio dramma. Stiamo parlando delle cifre definitive - per l’anno solare 2025 - pubblicate dal progetto #WeCount della Society of Family Planning in merito agli aborti negli Stati Uniti. I nascituri uccisi ammontano a ben 1.126.760, con un aumento dell'1,6% rispetto al 2024 e questi dati - in linea con le stime già pubblicate dal Guttmacher Institute - non possono che essere direttamente collegati ad un altro, drammatico, vertiginoso aumento: quello degli aborti per corrispondenza.
La “telemedicina”: il nuovo fronte dell'aborto
A fare da traino a questo aumento è infatti la dilagante diffusione degli aborti praticati tramite telemedicina. Nel 2025, il 28% di tutti gli aborti è stato effettuato a distanza, una quota più che raddoppiata rispetto al 13% registrato nel 2023 e in netta crescita rispetto al 22% del 2024. Poiché molte donne residenti in Stati con leggi fortemente a favore della vita si rivolgono alla telemedicina per aggirare le restrizioni locali, questi aborti a distanza stanno minando concretamente molte delle tutele pro life approvate dopo la storica sentenza Dobbs della Corte Suprema che ha scardinato la decennale Roe vs Wade.
Le leggi abortiste hanno fatto impennare i dati
Il rapporto documenta con chiarezza come i cambiamenti politici abbiano avuto un impatto diretto e immediato sul numero di aborti. Nel novembre 2024, gli elettori del Missouri hanno legalizzato l'aborto nella costituzione statale, abrogando le solide tutele pro-vita in vigore: nel 2025 gli aborti nello Stato sono aumentati di oltre il 68%. Analogamente, nel settembre 2024, un giudice ha annullato la legge del North Dakota che proteggeva la vita del nascituro fin dal concepimento, determinando un aumento degli aborti superiore al 57%. Nel Delaware, infine, gli aborti sono cresciuti di quasi il 6%, in parte perché dal gennaio 2025 il programma statale Medicaid ha iniziato a coprire anche gli aborti cosiddetti “non urgenti”.
Fermare la telemedicina è una priorità
Le leggi pro-vita approvate dopo la sentenza Dobbs hanno certamente prodotto risultati concreti: diverse analisi dei dati statali sulle nascite hanno infatti dimostrato che queste norme hanno salvato migliaia di vite. Tuttavia, la loro efficacia è sempre più indebolita dalla diffusione incontrollata degli aborti via telemedicina. Un recente rapporto del Lozier Institute evidenzia che tali aborti sono in larga parte privi di regolamentazione: la maggior parte delle strutture che li praticano, pur seguendo le linee guida della FDA, non verifica l'età gestazionale del feto né l'età della donna, e non effettua alcun follow-up. Si tratta a tutti gli effetti di un grave problema di salute pubblica, oltre che della continua uccisione di innocenti nel grembo materno. Per questo motivo, il rapporto #WeCount conclude che fermare gli aborti praticati tramite telemedicina deve essere considerato una priorità assoluta per il movimento pro-vita.