11/09/2019

Olanda. Eutanasia su un neonato, nonostante l’aspettativa di vita di 10 anni

L’ Olanda, vero e proprio Eldorado dell’eutanasia (vengono eutanasizzati dai 15 ai 20 bambini ogni anno, mentre tale pratica di morte è legale per i maggiorenni ed è autorizzata per i ragazzi tra i 12 e i 16 anni previo il consenso dei genitori) adesso è passata direttamente all’uccisione dei neonati.

Ciò è reso possibile dal Protocollo di Groningen, messo a punto dall’ospedale universitario di Groningen nel 2004, e approvato l’anno dopo dall’Associazione olandese di Pediatria, che l’ha inserito addirittura nelle proprie linee guida.

Ma la cosa più incredibile è che, sebbene l’eutanasia sui neonati non sia prevista dalla legge, di fatto, nessun medico che ha eseguito tale pratica sui bambini al di sotto dei 12 mesi, è mai stato perseguito. Nel caso specifico, il neonato soffriva di una patologia neurologica grave e i medici, con il consenso dei genitori, hanno deciso che per il suo “bene” fosse meglio ucciderlo per evitargli «una sofferenza insopportabile e senza prospettive» di guarigione.

Nel prendere tale decisione, i dottori hanno tenuto in considerazione una serie di elementi estremamente soggettivi: l’assenza di qualità della vita (a detta loro!), lo stato di sofferenza del neonato (cosa difficilmente quantificabile solo dall’esterno) e la mancanza di prospettive future (ma è impossibile prevedere il futuro!). Inoltre, secondo gli esperti, il bambino aveva una «aspettativa di vita di 10 anni», durante i quali però la sua qualità della vita, secondo loro, non sarebbe mai migliorata.

Ma fa davvero riflettere uno dei criteri considerati “decisivi” che l’equipe sanitaria dell’ospedale avrebbe preso in considerazione per fare fuori il bambino, ovvero «la sofferenza psicologica dei genitori» che sarebbe stata destinata a crescere, insieme alla sofferenza del piccolo. Dunque, nel migliore interesse di tutti, meglio far fuori il più debole e il più fragile, che non ha avuto nemmeno la possibilità di dire nulla, di fronte a tutte queste motivazioni, in difesa di quella che di fatto, è solo ed unicamente la sua di vita.

Ed è così che, al neonato, dopo che è stato sedato, è stato iniettato un cocktail letale di farmaci, composto da 2 millilitri di Lidocaina (una dose altissima rispetto a quella utilizzata per la sedazione), 250 milligrammi di Tiopental (un tiobarbiturico molto potente) e 15 di Rocuronio (farmaco bloccante neuromuscolare). La morte è avvenuta quasi immediatamente. Purtroppo si tratta già del secondo caso dal 2005, anno in cui è stato diffuso ed ha cominciato ad essere applicato il protocollo di Verhaengen.

Siamo di fronte ad una china pericolosa che rischia di portarci direttamente verso l’abisso, un piano inclinato frutto di una mentalità edonistica ed utilitaristica che impone di eliminare tutto ciò che crea difficoltà, sofferenza e disagio, qualunque sia il prezzo da far pagare a se stessi e agli altri, fosse anche la morte, nell’illusione grande di rendere la quotidianità meno gravosa e forse questo può essere vero dal punto di vista pratico, ma dal punto di vista della coscienza, certi pesi, una volta eliminati, possono diventare veramente ed eternamente insopportabili.

 

di Manuela Antonacci

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