18/02/2019

Obrador, nuova speranza o nuova tragedia

Il Presidente messicano Obrador ha preso possesso delle proprie funzioni da qualche settimana: le disavventure capitate al Paese e al suo governo sono state frequenti e paradossali. La penuria del carburante a quella dell’approvvigionamento energetico di queste settimane, per un Paese che è tra i grandi produttori mondiali di petrolio e risorse energetiche, hanno già fatto storcere il naso a qualche elettore e commentatore che aveva salutato il nuovo presidente socialista come un novello ‘Caudillo’ del popolo.

A pochi invece è balzato agli occhi il massiccio impegno dell’ampia maggioranza parlamentare di Obrador che vuole liberalizzare l’aborto a livello federale. Quanto questa decisione sia coerente con lo spirito di ‘servire il popolo’ del presidente è ancora tutto da dimostrare. I legislatori del Congresso messicano (Camera bassa) hanno presentato una legge che cerca di legalizzare l’aborto su richiesta fino alla dodicesima settimana di gestazione e anche successivamente in casi di pericolo per la salute della madre e quando il nascituro soffra di una grave disabilità. La legge era stata presentata il 23 ottobre nella Camera dei Deputati, poi la discussione si è trasferita a vari Commissioni parlamentari per i pareri. Il 21 dicembre scorso, la Commissione per i diritti umani è diventata la prima commissione nella storia messicana ad approvare il progetto di legge, dando un parere favorevole.

L’autrice del disegno di legge, la congressista Lorena Villavicencio Ayala, è del partito di Obrador, ovvero Movimento di rigenerazione nazionale (Morena). Sinora la legge federale nel Paese proibisce l’aborto tranne che nei casi di stupro o per salvare la vita della madre.  Nel 2007, una Città del Messico governata dai social-comunisti era diventata la prima e unica giurisdizione nel Paese a legalizzare l’aborto su richiesta fino a 12 settimane di gestazione. La proposta legislativa mirerebbe anche a rimuovere le sanzioni penali per le persone che intenzionalmente abortiscono il loro nascituro. Inoltre, il disegno di legge vorrebbe ulteriormente modificare la legge federale affermando che «la negazione o il rinvio dell’aborto» e «la continuazione forzata della  gravidanza»  equivalgono a «violenza istituzionale contro le donne».

Nelle prossime settimane, viste le altre emergenze che sta vivendo il Paese, la proposta di legge dovrà raccogliere non solo i pareri favorevoli delle altre Commissioni ma anche essere approvato da Congresso, Camera e Senato. Se approvato, il disegno di legge sarebbe inviato al nuovo presidente Andrés Manuel López Obrador, per la firma o per il veto. Solo allora sapremo se l’amico del popolo, il servitore degli ultimi e dei deboli dimostrerà di essere tale o preferirà spalancare il Paese alla mattanza.

Luca Volontè

Fonte: Pop.org

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