02/11/2019

#NoEutanasia, la nostra campagna continua a far notizia

In previsione della decisione della Consulta sulla punibilità dell’aiuto al suicidio, la nostra Pro Vita e Famiglia Onlus aveva organizzato una campagna nazionale di sensibilizzazione per la vita e contro l’eutanasia ed il suicidio assistito. In collaborazione con numerose realtà pro life, abbiamo fatto circolare il nostro messaggio, «Eliminiamo la sofferenza, non il sofferente», in oltre 100 città italiane, su camion vela o con affissioni di manifesti.

Purtroppo, la Corte costituzionale ha dichiarato l’aiuto al suicidio non punibile in tutti i casi, ma la nostra campagna è riuscita almeno a riportare l’attenzione alla questione del fine vita, proponendo un’ottica diversa da quella sponsorizzata dai media. E, ovviamente, non tutti ne sono stati contenti.

Le realtà pro eutanasia non hanno mancato di appellarsi al cosiddetto “diritto all’autodeterminazione”, mostrando noi come insensibili e incapaci di comprendere il dolore dei sofferenti e, quindi, di accettare la loro scelta di morire.

Però, dietro le richieste di morte c’è il grido inespresso di chi vuole essere aiutato a vivere, ma avrebbe solo bisogno di cure migliori, di assistenza, di sostegno psicologico, di compagnia, di non essere fatto sentire un peso, come talvolta, purtroppo, avviene.

Perché nessuno deve essere ritenuto indegno di vivere. Difendendo il nostro messaggio, Gabriele Cinti, vicepresidente del Popolo della Famiglia Marche, che ha collaborato con noi nella diffusione della campagna nelle Marche, ha ricordato che l’eutanasia «fu applicata per la prima volta in Germania dai nazisti, prima ancora che iniziassero a perseguitare gli ebrei, per l’eliminazione di malati mentali e disabili»

Cinti ha poi mostrato un pericolo più che concreto, nel caso venissero legalizzate eutanasia e suicidio assistito: «Giusto per precisare: In Italia, dati ISTAT, dal 2017 sono presenti oltre 12.000 case di riposo che ospitano circa 320.000 persone, lo 0,06% del totale della popolazione italiana. Niente ci vieta di pensare che quelle tra le 320.000 che gravano sul nostro sistema di welfare ( amministratore di sostegno e spese pagate dai Comuni) possano essere soggette ad eutanasia per il “loro miglior interesse” grazie a questa legge».

È questa, purtroppo, la verità che tanti non vogliono vedere ed è questo il motivo per cui continueremo a combattere in difesa dei più deboli.

 

di Luca Scalise                                                              

Fonte: Centro Pagina

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