10/05/2022

No all’eutanasia. Il dialogo con i giovani

Lo scorso maggio si è svolto presso la sede di Opicina, in provincia di Trieste, un incontro con gli scout d’Europa in cui si è parlato dell’eutanasia, dal titolo: “Riflessioni bioetiche su eutanasia, cure palliative, accanimento terapeutico anche in riferimento al ddl Bazoli-Provenza”.

Erano presento numerosi giovani scout che hanno rivolto molte domande al relatore. Partendo da alcune esperienze di persone malate è stato sviluppato il discorso dell’eutanasia e del DDL giunto al Senato, evidenziando la deriva culturale e le conseguenze antropologiche negative di siffatte decisioni giuridiche.

La morte procurata, anche se gestita da sanitari e permessa da una Legge, rappresenta sempre una sconfitta e “la rottura del legame simbolico tra le generazioni

Non esistono, inoltre, ragioni filosofiche, biologiche o cliniche per accelerare o procurare la morte di qualcuno: possono soltanto esistere ragioni antropologiche, etiche, culturali, religiose. Il fatto che oggi l’eutanasia sia posta come problema interno alla medicina è determinato dal fatto che in Occidente si muore quasi sempre in ospedale […]; dipende dal fatto che si chiede alla competenza del medico di diventare arbitro della scelta che può dividere le volontà dei parenti da quelle dei pazienti, o semplice esecutore delle scelte del paziente stesso.[..] dipende dal fatto che l’appello al criterio della qualità della vita è formulato in riferimento alle dimensioni clinicamente rilevanti della persona. […] dipende dal fatto che la cultura e la società contemporanee tendono in larga misura ad assegnare alla medicina una competenza sull’uomo che trascende la stessa competenza scientifica (cfr. A. Pessina Eutanasia).

I problemi fondamentali sono la solitudine, la mancanza di senso del dolore e della morte, il sentimento di “inutilità” e di “improduttività” e soprattutto l’esasperazione del concetto di “autodeterminazione” in cui è concepita come giusta e doverosa la libertà assoluta di scelta sulla propria vita.

Come rispondere, dunque, a tutto questo? Attraverso lo “stare con”, cioè essere presenza, discreta ma significativa, accanto alle persone che soffrono e muoiono.

Comprendere che la vita è data e non è un bene disponibile. La morte infine riguarda tutti noi e non può essere derubricata a fatto privato ed esclusivo.

 

a cura di Stefano Martinolli, membro di Pro Vita & Famiglia e referente del circolo territoriale, che ha presieduto l'evento

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