23/04/2022 di Manuela Antonacci

Netflix normalizza la “gravidanza maschile”

E’ un mondo dove anche gli uomini possono rimanere “incinti”, quello descritto nella nuova serie televisiva “Hiyama Kentaro è incinto”, (“He's Expecting” il titolo inglese) proposta da Netflix.

La serie è tratta da un manga e ha per protagonista Hiyama Kentaro, giovane pubblicitario di successo, che scopre di essere in “dolce attesa”. La cosa, oggettivamente assurda di per sé, viene presentata come assolutamente normale, senza neanche porre enfasi alla stranezza della cosa, mentre si pone continuamente l’accento sulle ovvie perplessità di chi circonda il protagonista.

Il cattivone della situazione, nel più classico del pensiero mainstream, è il padre del protagonista che viene presentato come un insopportabile e arrogante “tradizionalista”, impegnato nel fare una lavata di testa ad una delle sue figlie perché ancora single. Insomma, la giusta premessa per far capire allo spettatore da che parte deve immediatamente schierarsi, ancor prima di iniziare a ragionare con la propria testa.

 Il padre di Hiyama Kentaro, infatti, sarà uno di quelli che manifesterà più perplessità davanti alla situazione del figlio. Ma non è l’unico aspetto singolare che avvolge la trama della serie tv. Innanzitutto, infatti, si mette in evidenza la solitudine in cui l’uomo decide di portare a compimento la gravidanza e i dubbi su come riuscirà a gestire da solo sia il suo lavoro che i suoi impegni di padre.

E’ inoltre presente un’ottica completamente rovesciata dell’intera vicenda e di come la si racconta: la situazione di Kentaro, infatti, appare come una cosa che va accettata senza porsi domande, come se un uomo, che è anche biologicamente madre, sia la condizione più normale del mondo. Al contrario, il padre che fa il padre, come nel caso del papà di Kentaro, è una figura aberrante, da eliminare dall’immaginario collettivo e da additare negativamente perché non la pensa allo stesso modo, perché “tradizionalista”.

Allora viene da chiedersi quale sia il vero intento di questo e di tanti altri messaggi che ci mostrano un’immagine della mascolinità ibrida: quello, come dicono, di abbattere stereotipi e pregiudizi o, semplicemente, di distruggere la figura maschile (e paterna/materna) in tutte le sue declinazioni più importanti?

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