22/06/2020 di Manuela Antonacci

Nasce l’associazione Compagnia di Ettore Vernazza o del Mandiletto per aiutare poveri e bisognosi

Oggi vi raccontiamo l’esperienza virtuosa del Circolo territoriale di Genova, di ProVita & Famiglia. Qui, alcuni esponenti della nostra associazione, durante il periodo del lockdown, hanno fornito aiuti ai bisognosi, mettendosi in rete con altri volontari. Tutto questo, ha permesso, dopo la fine dell’emergenza pandemia, di dare vita ad un’associazione “Compagnia di Ettore Vernazza o del Mandiletto”, di cui ha voluto parlarci il presidente, l’avvocato Emilio Artiglieri.

 

Avvocato, com’è nata l’idea di questa associazione?

«E’ nata da un’esperienza sorta in occasione del lockdown e dei problemi legati alla pandemia che ha causato problemi oltre che sanitari anche economici, legati all’approvvigionamento. Insomma abbiamo voluto dar vita ad un’attività di volontariato “#tifacciolaspesa” rivolta sia a chi non poteva materialmente uscire di casa, sia a chi aveva problemi economici. Per un po’ di tempo abbiamo ricevuto il sostegno del comune di Genova: abbiamo costituito anche una bella rete di volontariato insieme alla protezione civile ed altre associazioni. Cessata l’emergenza ci si è chiesti cosa fare, ci sembrava un peccato disperdere questo patrimonio di amicizia e abbiamo deciso di creare una struttura di volontariato per portare avanti questa attività benefica e metterla sotto la protezione di Ettore Vernazza, un Servo di Dio di cui è in corso la causa di beatificazione e che è stato un grande discepolo di una mistica genovese, santa Caterina da Genova che prestava il suo servizio nell’ospedale cittadino, ai malati e ai bisognosi. Ettore Vernazza ha assimilato il suo insegnamento continuando a servire i poveri. La sua attività prevalente è legata alla creazione degli ospedali degli incurabili ovvero dei malati di sifilide, malattia per cui non c’erano cure e che non potevano, peraltro nemmeno permettersi, per cui venivano spesso abbandonati per strada. Così, Vernazza che era di un ceto abbiente decise di dar vita alla Compagnia del divino amore, con lo scopo di portare avanti la creazione di un ospedaletto per alleviare le sofferenze degli ultimi».

“Compagnia del Mandiletto”, perché questo nome?

«Mandiletto è una parola di origine greca che viene da “mandillo” che è un grosso tovagliolo, un grosso pezzo di stoffa che in genovese si indica appunto con questo nome e che secondo alcuni indicava il grosso pezzo di stoffa in cui confluivano i vari generi alimentari che venivano portati nelle case, secondo altri, invece, era una specie di benda che i congregati indossavano per non farsi riconoscere, per un discorso di riservatezza e di umiltà. L’interpretazione più accreditata è che il mandillo fosse questa grande tovaglia in cui si raccoglievano i beni di prima necessità che poi si andavano a distribuire nelle case dei bisognosi. Così abbiamo voluto creare questa associazione, ispirandoci al senso del mandiletto, per indirizzare il nostro aiuto, secondo tale spirito, ai cosiddetti “poveri vergognosi”: quelle persone che in origine erano in una buona condizione ma che poi, per una serie di vicissitudini sono cadute in miseria. Una carità che, anche se la nostra è un’associazione laica, tuttavia ha un’ispirazione cristiana».

Cosa vi proponete di fare? Insieme agli aiuti materiali, farete attività culturale anche?

«Per ora ci ispiriamo solo all’opera di carità del mandiletto che è un servizio principalmente di sostegno alimentare ma questo non esclude per il futuro, una serie di attività culturali. Ora abbiamo anche un momento religioso, di preghiera insieme a quello caritativo, in futuro prevediamo anche di organizzare dei momenti culturali».

Quali attività avete già svolto?

«Ci siamo costituiti appena sabato scorso ma già abbiamo individuato una sede dove stoccare il materiale, distribuirlo ecc, ora stiamo definendo tutti i particolari per avviare l’attività ma la nostra esperienza associativa, grazie anche alle attività svolte durante il lockdown, in realtà è già ben avviata».

 

 

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