Lo scorso 24 febbraio ho avuto l’opportunità di parlare al Parlamento britannico (Westminster) sulla realtà del suicidio assistito in America. Mi sono concentrato sull’esperienza del suicidio assistito in Oregon e California.
Diversi parlamentari o collaboratori erano presenti e hanno posto domande molto pertinenti Uno dei parlamentari presenti sosteneva il disegno di legge Leadbeater sul suicidio assistito (poi approvato dal Regno Unito a giugno 2025 ndr). Era un nuovo membro del Parlamento e mi ha detto di avere solo 10 minuti tra un incontro e l’altro per ascoltarmi.
Ho condiviso alcuni dati fondamentali sul suicidio assistito in America, inclusi i progetti di legge che la lobby del suicidio assistito sta promuovendo per espandere la legalizzazione in quegli Stati dove è già consentito. Ho chiarito che la strategia della lobby consiste nel far approvare inizialmente una legge per poi modificarla successivamente.
Poi ho affermato: «La lobby del suicidio assistito non vuole spiegare come avviene realmente il suicidio assistito. Vogliono che si pensi che alla persona vengano somministrate alcune pillole e che muoia in modo rapido e pacifico. Ma non è così». Ho spiegato che nel 2023, in Oregon, una persona morta per suicidio assistito ha impiegato 137 ore per morire.
Ho parlato poi degli esperimenti della lobby con cocktail letali di veleni, in corso da anni, nel tentativo di trovare un metodo più economico per provocare la morte. Un articolo di JoNel Aleccia, pubblicato dal Kaiser Health News il 5 marzo 2017, ha esaminato questi esperimenti condotti da attivisti del suicidio assistito alla ricerca di un'alternativa più economica. L’articolo afferma: «La prima alternativa al Seconal si è rivelata troppo aggressiva, bruciava la bocca e la gola dei pazienti, causando a volte urla di dolore. Il secondo mix di farmaci, usato 67 volte, ha provocato decessi che in alcuni casi si sono protratti per ore e fino a 31 ore in un caso».
Gli esperimenti con questi cocktail di veleni sono stati condotti su esseri umani, non su animali. Anche se le persone hanno sofferto enormemente, almeno 67 sono state sottoposte a questi test.
Un altro articolo, scritto da Jennie Dear e pubblicato il 22 gennaio 2019 su The Atlantic, ha raccontato lo sviluppo di questi cocktail letali. L’articolo afferma: «A Washington, un’organizzazione chiamata End of Life Washington ha consigliato brevemente la prescrizione di una miscela contenente il sedativo cloralio idrato a circa 70 pazienti. “Sappiamo che questo vi farà addormentare, e siamo abbastanza sicuri che vi ucciderà”, riferisce Robert Wood, direttore medico dell’organizzazione, che veniva detto ai pazienti. Ha funzionato, ma con un tragico risvolto: in alcuni casi, il cloralio idrato ha bruciato la gola dei pazienti, causando forti dolori proprio nel momento in cui si aspettavano sollievo».
L’articolo spiega come la lobby del suicidio assistito abbia condotto esperimenti su esseri umani con un cocktail velenoso noto come DMP. E prosegue: «Successivamente, il gruppo dovette testare il farmaco. Ma non era possibile seguire i protocolli standard: nessuna sperimentazione clinica approvata dal governo, nessuna supervisione da parte di un comitato etico. I medici presero le precauzioni che potevano. I pazienti potevano scegliere di partecipare o meno e, per i primi 10 decessi, Parrot o Law restavano al capezzale per registrare le reazioni di pazienti e familiari».
I primi due decessi andarono senza problemi. Ma il terzo paziente, un uomo di 81 anni con tumore alla prostata, impiegò 18 ore per morire. Dopo quell’episodio, il gruppo sospese i test con il DMP, si riunì in teleconferenza e decise di provare un nuovo cocktail letale chiamato DDMP.
L’articolo descrive come la lobby sviluppò i cocktail letali DDMP e, successivamente, DDMP2, citati anche nel report del 2018 del programma Death With Dignity dell’Oregon. Un ulteriore articolo di Lisa Krieger, pubblicato su Medical Xpress l’8 settembre 2020, ha riportato altri dettagli su questi esperimenti. Krieger scrive: «Un segreto poco noto e mai divulgato dai sostenitori della “morte assistita” è che, sebbene la maggior parte dei decessi sia stata rapida, altri sono stati molto lenti. Alcuni pazienti sono rimasti in agonia per sei o nove ore; altri, per più di tre giorni. Nessuno sapeva il motivo, né cosa si dovesse cambiare».
«L’opinione pubblica pensa che si prenda una pillola e tutto finisca», ha dichiarato il dottor Gary Pasternak, direttore sanitario del Mission Hospice di San Matteo. «Ma è molto più complicato di così». La lobby del suicidio assistito ha sviluppato questi cocktail letali sperimentandoli su esseri umani, non su animali. I “ricercatori” sembravano più preoccupati dell’efficacia letale e dei costi che delle conseguenze dolorose associate al loro uso.
Prima di legalizzare il suicidio assistito, i legislatori devono sapere come avviene realmente. La lobby del suicidio assistito non vuole che si sappia come funziona davvero, perché morire per suicidio assistito non è come ce lo fanno credere.
*Alex Schadenberg, direttore esecutivo della Euthanasia Prevention Coalition (EPC), è un attivista canadese nato a Woodstock, Ontario. Si oppone fermamente all’eutanasia e al suicidio assistito, promuovendo le cure palliative, diventando una voce influente a livello globale. Ha autorizzato la pubblicazione di questo articolo in lingua italiana, già pubblicato sul blog di Euthanasia Prevention Coalition.