Una giovane donna indiana di 18 anni è morta il 23 dicembre scorso all'ospedale di Safdarjung, dopo aver assunto la pillola abortiva. Pare che fosse anemica il che è una delle molte controindicazioni all’aborto chimico.
Al di là del caso di cronaca (la pillola sarebbe stata fornita da un suo cugino, padre del bambino, che è stato indagato), la morte di questa diciottenne è l’ennesimo esempio dei pericoli della pillola abortiva.
Uno dei principali effetti collaterali della RU486: emorragia
L’aborto chimico provoca sempre una copiosa emorragia, tanto che molto spesso le donne sono costrette a correre al pronto soccorso per fermare il sanguinamento. Spesso serve addirittura una trasfusione. Per chi soffre di anemia, questa perdita di sangue può essere particolarmente pericolosa perché si ha una minore "riserva" di emoglobina di partenza.
Noi ci chiediamo: prima di somministrare la RU486 gli ambulatori fanno un’analisi del sangue delle richiedenti? Tecnicamente non è obbligatorio. Come non è più obbligatorio il ricovero, affinché l’aborto avvenga in ambiente ospedaliero, cioè in ambiente protetto.
Non c’è considerazione né interesse per la vita del figlio, ma almeno vogliamo aver cura della vita della madre?
Non c’è niente di più ipocrita e vergognoso della propaganda abortista che da mezzo secolo spaccia l’aborto come un diritto della donna, nell’interesse della salute della donna.
In particolare, per quanto riguarda l’ultima moda, cioè l’aborto in pillole, la propaganda che martella per la sua normalizzazione, che vuol dire “privatizzazione” dell’aborto (direi “legalizzazione” dell’aborto clandestino!), stende una spessa coltre di omertà sulle ferite fisiche e psichiche riportate dalle donne. Che muoiono di aborto nell'indifferenza generale. Quei "femminicidi" non contano! E di effetti collaterali e avversi non si può proprio parlare: il nostro manifesto che mette in guardia le donne sulla pericolosità della RU486 è stato più volte censurato e denunciato.
Confrontate le linee guida Speranza del 2020 con quelle del 2010!
Basta invece saper ragionare un minimo con la propria testa e leggere le linee guida Speranza del 2020 e confrontarle con quelle del 2010 per rendersi conto che gli effetti collaterali e avversi della RU486 sono noti e gravi: emorragie, infezione, nausea, diarrea, e tanto altro ancora. Tanto che nel 2010 si invitava a NON dare la RU486 alle minorenni e alle donne impressionabili e a chi non abitasse vicino a un pronto soccorso ostetrico!
L’allora ministro Speranza ha cancellato tutto, senza alcun fondamento scientifico, moltiplicando i rischi per la salute e per la vita delle donne.
C'è chi muore a 18 anni per l'aborto: donne svegliatevi!
Che la morte di una diciottenne, alla vigilia di Natale, ci serva a fermarci a riflettere. Documentiamoci, ragioniamo con la nostra testa. Pro Vita & Famiglia ([email protected]) fornisce svariate pubblicazioni scientifiche al riguardo prima fra tutte questo preziosissimo libro qui.
Abbiamo cancellato il bambino nel grembo, vogliamo ignorarne l’umanità, vogliamo ignorare la strage di innocenti che quotidianamente si perpetra in tutto il mondo, anche nell’ospedale vicino casa?
Cerchiamo almeno di salvare le donne.
Non sottovalutiamo i provita che, quando si battono contro l’aborto, dicono che chi salva un bambino salva anche la madre.