25/07/2022 di Fabrizio Cannone

Monsignor Ghizzoni: «Aborto disgrazia da combattere»

Non c’è bisogno di essere pii e devoti per riconoscere che l’Italia e l’Europa sono state forgiate dal cristianesimo. E non c’è bisogno di essere cristiani per saper apprezzare – anche da laici o non credenti - prediche, discorsi e sermoni di sacerdoti, vescovi e cardinali.

Monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, alla presenza del sindaco, del prefetto e di altre autorità ecclesiali, ha tenuto il 23 luglio scorso, una densa omelia per la festa di sant’Apollinare, patrono della diocesi. Consacrata alla difesa della vita in tutte le sue forme e contro quella che Giovanni Paolo II chiamava la “cultura della morte”.

Il presule è partito da un celebre passo dell’inno pasquale che dice «La morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello…».

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La celebrazione di sant’Apollinare, secondo monsignor Ghizzoni, avviene proprio «mentre intorno a noi e anche tra noi, si stanno combattendo diversi duelli tra la vita e la morte». Duelli che richiedono ai cristiani, e in fondo a tutti gli uomini ragionevoli, «un atteggiamento positivo e costruttivo, che possa influire sulla società, sulla comunità civile nella quale siamo a pieno titolo cittadini».

Tra i duelli da affrontare oggi con spirito cristiano c’è, secondo monsignor Ghizzoni, la guerra in Ucraina ovviamente. Guerra tristissima anche perché combattuta tra due «popoli europei, molto simili, che condividono le stesse tradizioni culturali e storiche». Il presule ravennate auspica il ristabilimento celere «della dignità e dei diritti di tutti, la riconciliazione e il perdono, infine la pace”»

Ma c’è un’altra guerra (non dichiarata) che si combatte contro i più indifesi e che però è sottaciuta e meno visibile. Ne fanno parte gli abusi, le violenze, i maltrattamenti contro «piccoli e minori». Tra queste violenze c’è anche l’aborto. Che per monsignor Ghizzoni, «è sempre una disgrazia». A prescindere dalla legge che vorrebbe legittimarlo. Ed è una disgrazia «sia per chi la subisce, cioè per quella vita umana che stava crescendo e sia per chi la provoca». Ed una disgrazia non è un diritto, ma una sciagura.

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Le responsabilità, per il presule, sono varie e non è bene limitarsi ad accusare le donne. Si pensi in effetti ai legislatori, ai promotori, ai fiancheggiatori dell’aborto: uomini e donne, senza distinzione. Del resto la società tutta è colpevole se resta in silenzio a guardare. Al contrario, «tutto quello che possiamo fare perché l’aborto non accada, lo dobbiamo fare». Tutto, senza escludere nulla.

Questo attivismo in favore della vita, secondo il vescovo, va sostenuto e a questa «lotta per la vita i cristiani non possono sottrarsi». E, aggiungiamo noi, neppure i non cristiani che consapevolmente desiderano un mondo più giusto, più pacifico e solidale.

La vita va protetta, e l’aborto scongiurato, anche per combattere una triste piaga che il vescovo di Ravenna non teme di chiamare per nome: l’inverno demografico. Aiutando e moltiplicando “le scuole per l’infanzia, i nidi e altre iniziative di solidarietà concrete per le famiglie bisognose”.

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