18/06/2026 di Luca Marcolivio

Il Ministero della Cultura promuove l’Agenda Lgbt nel bel mezzo del mese del Pride

Il Ministero della Cultura promuove il Grafica Pride a Roma: evento dedicato a inclusione, genere e mondo queer organizzato dall’Istituto Centrale per la Grafica. Polemiche sull’utilizzo di fondi pubblici.

L’estate romana è appena iniziata e già si tinge di arcobaleno. Non solo per il Pride che si terrà il prossimo 20 giugno, con tutti annessi eventi in giro per la città a sfondo marcatamente gender, ma anche per l’evento arcobaleno che andrà in scena domani sera, al Palazzo della Fontana di Trevi, dove avrà luogo una «serata d’arte, di musica e di inclusione», ma di fatto a chiare tinte Lgbt, per giunta promossa, organizzata - e, di fatto, finanziata - dal Ministero della Cultura.

L’evento a Fontana di Trevi

Ebbene sì, avete letto bene. La serata a Fontana di Trevi sarà un mix di «linguaggi diversi e prospettive contemporanee, nel segno dell’inclusione, della libertà espressiva e del dialogo tra patrimonio culturale e pubblici diversificati con una particolare attenzione ai giovani e agli under 30» ed è organizzata dall’Istituto Centrale per la Grafica, un ente interno del Ministero della Cultura.

I soldi dei contribuenti

Di fatto, quindi, l’evento Grafica Pride - questo il nome - si tiene con i soldi dei contribuenti. Le manifestazioni culturali dell’Istituto (congressi, convegni, mostre, ecc.) sono infatti sostenute da una voce di bilancio pari a 88.623,93 euro per il solo 2026. Una nota integrativa nel bilancio specifica inoltre che di questa somma, 20.623,93 euro provengono da contributi Art Bonus per l’attività espositiva. In questo unico stanziamento, come detto, confluiscono tutti gli eventi culturali dell’Istituto per l’intero anno 2026, dalle mostre ai convegni, dalle inaugurazioni alle serate speciali, come quindi appare proprio il Grafica Pride, anche perché non esiste una voce dedicata ad ogni singolo evento. In definitiva, quindi, si può a ragione immaginare che l’evento Grafica Pride peschi da un capitolo che vale complessivamente quasi 89mila euro per l’intero anno e per tutti gli eventi, interamente sorretto da fondi pubblici, mentre il bilancio dell’Istituto nel suo complesso è sorretto da un avanzo di oltre 8,3 milioni di euro.

L’ideologia dietro l’evento

Due sono le iniziative di rilievo della serata: la presentazione del volume Musei, genere e queerness, con un dialogo tra Fabio De Chirico, Viviana Gravano e Annalisa Sacchi. «Un’occasione per riflettere sul ruolo dei musei come spazi aperti e inclusivi, capaci di accogliere nuove narrazioni e di interrogare il rapporto tra istituzioni culturali, identità, genere e rappresentazione», si legge nella nota. Successivamente, invece, avrà luogo L’amore che non osa dire il suo nome, con le voci di Ilithyia Gothier e Céline Esprit, «per un momento dedicato alle esperienze, alle parole e agli immaginari del mondo queer».

Il posizionamento ideologico della manifestazione è esplicitato anche dal curriculum professionale e dal background culturale di alcuni relatori. Tra questi: Viviana Gravano, storica dell’arte contemporanea e curatrice e docente in Accademia di Belle Arti, che lavora da anni su studi postcoloniali, decoloniali, di genere e queer; oppure Annalisa Sacchi, professoressa di Estetica del teatro e direttrice del corso di laurea in Teatro e Arti performative allo Iuav di Venezia, ha istituito il curriculum “Studi performativi e di genere”, dichiaratamente orientato a identità, sessualità e prospettive critiche decoloniali. La docente in passato ha anche dialogato pubblicamente con il teorico queer Jack Halberstam e con studiose femministe.

E il ministro Giuli?

Casi come quello di Grafica Pride sollevano dunque una questione che, oltre che etica, è eminentemente politica. Un possibile cambiamento di rotta, dunque, è solo ed esclusivamente nelle mani del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il quale, fino a prova contraria ha avallato l’iniziativa o comunque la promozione e sponsorizzazione sono arrivati dal Ministero da lui diretto. C’è da scommettere che molti dei colleghi di governo del ministro Giuli non condividano tale iniziativa culturale; inoltre, – e ciò conta molto di più – la stragrande maggioranza degli elettori di centrodestra dissentirà da un’iniziativa come Grafica Pride. 

 

 

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