24/01/2026 di Redazione

Migliaia a Washington per la March for Life. Vance: «Stop finanziamenti a Ong che promuovono l'aborto all'estero»

Decine di migliaia, in strada, per gridare che la Vita non è negoziabile e che va tutelata e protetta in ogni sua fase e condizione, dal concepimento alla morte naturale. Per l’ennesimo anno - il 53esimo - la March for Life di Washington, che si è tenuta ieri a partire dalle 19 (ora italiana), è stata una grande festa di famiglie, bambini, mamme, papà, attivisti, politici, ma soprattutto una grande dimostrazione di quanto il popolo - americano - pro life sia la maggioranza, la base del Paese, che pensa che ogni vita sia degna, sia un dono, come appunto il tema scelto per quest’anno: “Life is a Gift”, un messaggio semplice e potentissimo, capace di riassumere l’idea che la vita non è un “prodotto” né un diritto di qualcuno su qualcun altro, ma un dono da accogliere e proteggere.

Il vicepresidente Vance: «la vita è un dono»

Il momento più forte è stato sicuramente l’intervento del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, che ha appunto richiamato con forza proprio il cuore del tema dell’anno, ricordando che «la vita è un dono» e ringraziando il movimento pro life per la tenacia con cui, per decenni, ha mantenuto viva una battaglia spesso derisa, ostacolata o banalizzata. Vance ha rivendicato la svolta avviata dopo la decisione Dobbs del 2022, presentandola come un punto di non ritorno contro quella che ha definito una «cultura dello scarto», che per troppo tempo avrebbe reso l’aborto una scorciatoia «di comodo». In questo quadro, ha voluto rimarcare il ruolo politico dell’amministrazione Trump e la stagione apertasi con il nuovo corso, legando apertamente la marcia non solo a una testimonianza morale ma anche a conseguenze istituzionali concrete. Il passaggio più incisivo è arrivato quando Vance ha collegato il tema della vita alla proiezione internazionale degli Stati Uniti. Ha infatti dichiarato che l’amministrazione Trump «ripristinerà e amplierà» la Mexico City Policy, la norma federale che vieta di elargire fondi USA a ONG e gruppi internazionali che praticano e promuovono l’aborto all’estero. In parallelo, ha aggiunto che verranno bloccati i finanziamenti federali a programmi e politiche DEI (Diversity, Equity and Inclusion, cioè Diversità, Equità e Inclusione) e ad altre iniziative ideologiche legate alla cosiddetta “gender ideology”, all’interno dei programmi di cooperazione internazionale. Si tratta dunque di scelte che mandano un segnale ben preciso: gli Stati Uniti non vogliono più essere complici della promozione di un’agenda progressista e woke, soprattutto nei Paesi più poveri e vulnerabili, dove spesso la “cooperazione” diventa pressione culturale e politica, più che aiuto reale.

Anche il presidente Donald Trump si è rivolto ai partecipanti, con un videomessaggio registrato e diffuso durante la manifestazione. Trump ha ringraziato la piazza per aver «difeso i non nati» e ha ribadito l’impianto valoriale della sua amministrazione sul tema: «Continueremo a lottare per la verità, ovvero che ogni bambino è un dono di Dio». Il presidente ha inoltre richiamato il diritto alla vita come fondamento della nazione, ha rivendicato anch’egli la svolta “post-Dobbs” e promesso di «essere sempre una voce per chi non ha voce e di non stancarmi mai nel difendere la dignità intrinseca di ogni bambino, nato e non nato».

Leone XIV ai giovani: «Preservate nell’impegno a favore della Vita»

Anche il Santo Padre Leone XIV ha voluto rivolgere un messaggio ai partecipanti, diffuso dalla Santa Sede alla vigilia della manifestazione, manifestando «profonda riconoscenza» per questa presenza pubblica di massa. Il Papa ha assicurato la sua «vicinanza spirituale» a quella che ha definito un’«eloquente testimonianza pubblica», nata per affermare con decisione che «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano». Richiamando la responsabilità di una società autenticamente civile, Leone XIV ha aggiunto che «una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla», e ha poi incoraggiato «specialmente voi giovani» a continuare a lavorare perché la vita sia rispettata «in tutte le sue fasi», attraverso «sforzi adeguati a ogni livello della società, compreso il dialogo con i leader civili e politici». Il Pontefice ha infine benedetto chi ha marciato «coraggiosamente e pacificamente a nome di bambini non nati», ricordando che, difendendoli, «state adempiendo al precetto del Signore di servirlo nei più piccoli dei nostri fratelli e delle nostre sorelle».

Da Washington a Roma

La March for Life 2026 si è svolta, come al solito, prima con un grande raduno iniziale al National Mall e poi con la marcia vera e propria verso la Corte Suprema. Un fiume di gente ha di fatto riempito le strade di Washington, ribadendo l’urgenza di difendere i bambini non nati e di non arretrare nella battaglia culturale e politica, portando in piazza messaggi pro-life e richieste chiare: che la vita non venga trattata come un problema da eliminare, ma come una realtà da accompagnare, sostenere e proteggere.

Ora, l’appuntamento - per noi italiani - si sposta a Roma, con la prossima e ormai consueta Manifestazione Nazionale “Scegliamo la Vita”. Anche nel nostro Paese, infatti, la cultura pro life sta crescendo e la maggioranza silenziosa dell’Italia è davvero pro life e pro family: lo si vede nelle famiglie, nelle comunità, nella stanchezza crescente verso l’ideologia che vorrebbe trasformare la vita e la genitorialità in un terreno di sperimentazione. Per questo, anche quest’anno – come negli scorsi – attendiamo migliaia di persone a Roma per la Manifestazione, la cui data ufficiale verrà confermata a breve.

 

 

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