02/06/2026 di Redazione

Maxi risarcimento a detransitioner dopo operazione di asportazione del seno: i medici furono troppo superficiali

Una donna detransitioner ottiene 3,5 milioni di dollari dopo una doppia mastectomia autorizzata con sole due sedute online, mentre crescono le cause contro la medicina di genere.

Una donna che ha intrapreso un percorso di detransizione - in un primo momento si sentiva “non binaria” - ha ottenuto un risarcimento di circa 3,5 milioni di dollari dopo aver intentato causa contro i medici che l’avevano autorizzata a sottoporsi a una doppia mastectomia. Camille Kiefel, 36 anni, ha raggiunto un accordo extragiudiziale pochi giorni prima dell’inizio del processo, secondo quanto riportato dal giornalista Benjamin Ryan, che per primo si è occupato del caso. La causa per negligenza medica era stata presentata nel 2022 contro due terapiste dell’Oregon: Amy Ruff, assistente sociale clinica abilitata, e Mara Burmeister, consulente professionale abilitata, insieme ai loro rispettivi datori di lavoro, Brave Space e il Quest Center for Integrative Health. Secondo la denuncia, le due professioniste avevano firmato le lettere di referenza necessarie per l’intervento chirurgico - eseguito nell’agosto del 2020 - dopo appena due sessioni su Zoom, ciascuna della durata di circa un’ora.

Il trauma della donna

Kiefel ha spiegato che la propria difficoltà con l’identità di genere affondava le radici in un trauma infantile: da bambina aveva assistito allo stupro della sua migliore amica, un evento che l’aveva indotta a vestirsi in modo più maschile come meccanismo di autodifesa. Al college, durante un corso di studi di genere, aveva incontrato per la prima volta il concetto di “non binario” e aveva creduto che adottare quella identità potesse spiegare il suo disagio. La denuncia sottolinea che, al momento dell’autorizzazione chirurgica, Kiefel presentava una storia clinica complessa, caratterizzata da traumi, depressione, ideazione suicidaria e ADHD, fattori che avrebbero dovuto imporre ben più di due brevi sedute di valutazione. «Non mi è stato permesso un vero consenso informato», ha dichiarato Kiefel a Fox News Digital. «E questo è qualcosa che tutti meritano di avere per qualsiasi procedura medica». 

Cicatrici e danni permanenti

L’intervento non ha risolto il disagio legato all’identità di genere di Kiefel, che ha interrotto la transizione meno di due anni dopo la mastectomia. Nel frattempo ha iniziato a consultare un naturopata e a studiare la connessione intestino-cervello, scoprendo che i miglioramenti nella propria alimentazione producevano benefici non soltanto fisici ma anche mentali. Dopo l’operazione ha però sofferto di vertigini, acufeni e della sindrome di Raynaud, una condizione che provoca sensazioni di freddo e intorpidimento in alcune parti del corpo. «È difficile perché ora sono nel momento di maggiore salute mentale e stabilità di tutta la mia vita, ma non ho più il seno», ha confessato Kiefel. «Mi guardo allo specchio dopo la doccia e quelle brutte cicatrici sono ancora lì. I vestiti non mi stanno più come prima. Mi piacerebbe avere dei figli, ma non potrei mai allattare e non avrei mai quel legame con loro. È stato ed è difficile».

La giustizia come strumento di cambiamento

Quello di Kiefel non è un caso isolato. Sempre secondo il giornalista Ryan, sono almeno trenta le persone che hanno intrapreso un percorso di detransizione e che negli ultimi quattro anni hanno fatto causa ai propri operatori sanitari. A febbraio scorso, la giovane Fox Varian - come abbiamo raccontato - aveva vinto una storica causa da 2 milioni di dollari contro i medici che l’avevano indirizzata a una doppia mastectomia quando aveva soltanto 16 anni. Kiefel ha dichiarato di aver cercato in passato un dialogo con le organizzazioni che si occupano di questioni di genere, senza successo, e oggi è convinta che il contenzioso legale rappresenti lo strumento più efficace per generare un cambiamento reale nella medicina di genere. «Non voglio che quello che è successo a me possa accadere ad altre ragazze e donne vulnerabili - ha affermato - e per questo credo che saranno proprio le cause legali a generare un vero cambiamento».

 

 

 

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