02/02/2016

Matrimonio gay- Il ddl Cirinnà si può solo buttare nel cestino

Il prof. Benedetto Rocchi, su La Nuova Bussola Quotidiana, ha pubblicato un’osservazione molto interessante, a proposito del ddl Cirinnà, della legalizzazione del matrimonio gay e delle unioni civili.

Infatti, finora, l’attenzione di sostenitori e detrattori del ddl Cirinnà hanno discusso praticamente sempre solo intorno al Capo I del disegno di legge, cioè la parte che istituisce le unioni civili omosessuali.

In effetti questa è la parte più clamorosamente impresentabile di tutta la legge, dice Rocchi, palesemente incostituzionale, con il suo rimando agli articoli del codice civile che regolano il matrimonio; eticamente urtante, con la legalizzazione della stepchild adoption che non solo priverebbe i bambini del loro diritto fondamentale ad avere un padre e una madre, ma promuoverebbe l’abominevole pratica del turismo riproduttivo, alla ricerca di un utero da affittare.

Ci chiediamo, allora: se si cancellasse l’intero Capo I, la legge potrebbe essere approvata? 

La risposta è chiara e tonda, come il grido risuonato nitido e forte dal Circo Massimo sabato scorso: NO. Il ddl Cirinnà va eliminato in toto.

family day_bandiere1_matrimonio gayLa seconda parte del testo, infatti, regolamenta le “convivenze di fatto” sia tra persone di sesso diverso che tra persone dello stesso sesso. Avremo, in sostanza,  i Dico  contro cui scese in piazza il popolo del Family Day nel 2007.

Prosegue Rocchi: Leggendo con attenzione la proposta di legge, il Capo II si dovrebbe ribattezzare Piano B. Se non addirittura Piano A se, con un pizzico di sospettosità, si arrivasse a pensare che la prima parte sulle unioni civili, così ingenuamente esposta alle sentenze della Corte Costituzionale, non sia altro che una cortina fumogena creata per nascondere la vera manovra.

La seconda parte della legge intende apparentemente dare un quadro giuridico organico a una serie di diritti che le persone conviventi vedono già riconosciuti dalla giurisprudenza come diritti individuali.  Anche se lascia fuori dal suo articolato altri diritti individuali che sono già riconosciuti, come ad esempio i permessi retribuiti in caso di grave infermità del convivente (art 4 legge 53 del 2000), le norme sull’adozione dei minori (permessa anche alle coppie eterosessuali non coniugate che siano legate da rapporto di parentela con il bambino), le norme civili e penali di tutela del convivente dalla violenza in famiglia.

...Ma in realtà il ddl introduce anche la tutela di diritti nuovi che normalmente sono associati al matrimonio. È, ad esempio, il caso di chi lavori nell’impresa della famiglia del convivente senza un formale contratto di assunzione e senza essere socio: con la nuova legge in vigore potrà vedersi riconosciuti non solo il salario, ma anche la partecipazione agli utili e agli incrementi di valore dell’azienda. Questa norma ribalta precedenti sentenze della Cassazione che riconosceva (lapalissianamente) come elemento saliente dell’impresa familiare la famiglia: quella tutelata dalla Costituzione.

Non solo. Richiama il diritto all’accesso alla fecondazione artificiale per le coppie di conviventi di sesso diverso. Ma al contempo – come ha spiegato Rocchi – equipara tutte le convivenze: quindi quando si presenteranno due donne o due uomini conviventi a chiedere l’accesso alla fecondazione artificiale, i giudici creativi diranno sì. E gli uomini potranno avvalersi non solo di un ovulo “donato”, ma anche di un utero “prestato” – gratuitamente, per carità – da qualche amica generosa.

Dopo tutto, la legge Cirinnà equipara tutte le convivenze di fatto: sia eterosessuali sia omosessuali. Si può davvero pensare che alla fine la giurisprudenza creativa non darà il via libera? Si tratta semplicemente di stabilire che la fecondazione artificiale della donna non sposata può, a certe condizioni, essere accettabile.... Si tratta semplicemente di stabilire che la cosiddetta “gestazione per altri” può essere, a certe condizioni, accettabile: per decidere quando ci sono (appunto) i giudici.

Stesso ragionamento – a seguire – a proposito delle adozioni...

Conclude Rocchi, chiedendosi: si sarebbe mai pensato dieci anni fa di dovere andare in piazza contro un ddl Cirinnà o di dovere diffidare i presidi dal fare leggere ai vostri figli i libretti dove si racconta di “famiglie” con due papà e due mamme?

L’importante è approvare un testo di legge qualsivoglia che, in qualche modo, affermi che non c’è nessuna differenza di fatto tra coppie di persone di sesso diverso e coppie di persone dello stesso sesso. Dopo un po’ non ci sarà più nessuna differenza neanche di diritto.

La piazza del 30 gennaio l’ha già detto chiaro e forte, e Rocchi lo ripete: il ddl  Cirinnà non è emendabile. È solo cestinabile.

Redazione

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