06/08/2018

Maschio e femmina: per la BBC solo stereotipi

La BBC rilancia sui social il video che aveva pubblicato l’anno scorso contro gli “stereotipi gender” e di cui abbiamo parlato qui*. L’obiettivo è di provare il “condizionamento di genere” degli adulti nel loro atteggiamento verso i piccoli, in questo caso attraverso la proposta di giocattoli “stereotipati”, cioè tradizionalmente e culturalmente legati al maschietto o alla femminuccia.

L’esperimento, un abuso aberrante ai danni dei piccolissimi, ha il chiaro scopo d’immettere, come un tarlo, il senso di colpa negli adulti che si relazionano più spesso con i bambini (soprattutto neogenitori, educatori, insegnanti, baby-sitter…) perché finiscano per assuefarsi all’ideologia “della tabula rasa”: i bambini devono essere i costruttori di se stessi non nel senso nobile per cui «quisque artifex fortunae suae» Ognuno è responsabile del proprio destino»), ma nel senso, falso e perverso, che ognuno, fin da piccolo, può scegliere “cosa” essere, finanche nel sesso.

I protagonisti adulti del video della BBC, sempre che le reazioni siano autentiche, sono cascati dritti dritti nel tranello. «Pensavo di essere qualcuno con una mente veramente aperta», realizza una signora; un’altra, ancor più colpita, dice: «[Quest’esperienza] mi farà pensare, la prossima volta che sono con un bambino, come mia nipote o mio nipote, di assicurarmi che io sia effettivamente giusta e imparziale con tutti loro, per dare a ogni bambino l’opportunità di essere chiunque egli sia».

Basta una constatazione molto semplice per capire la reale intenzione di questi ideologi: se agli attivisti LGBT stesse davvero a cuore la salute di quanti vivono la disforia di genere, si limiterebbero a fare pressioni per intensificare i piani di assistenza psicologica a favore dei giovani “confusi”. Invece il fatto di andare direttamente all’infanzia, e anche ai primissimi anni, tradisce l’evidente interesse di colonizzare culturalmente le nuove generazioni per abituarle da subito all’idea prometeica di poter essere creatori di se stessi, nascondendo però le sofferenze terribili che si trovano lungo questo percorso.

Lo dice ormai da tempo, e lo ha ripetuto recentemente a LifeSiteNews, Walt Heyer, il famoso ex transgender che ora gestisce un centro per aiutare le persone sessualmente confuse ad accettare e amare la loro vera identità e soprattutto per sostenere coloro che si pentono di aver “cambiato sesso” e che sono reietti e perseguitati dalla comunità LGBTQIA(...): «Gli adulti, nella loro pazzia, scherzano con il concetto di genere e abbiamo 50 anni di prove che questa follia si traduce in ansia, depressione e troppi suicidi… Questo è abuso psicologico sui minori e nessun bambino dovrebbe essere sottoposto a questo indottrinamento […]. Il dr. Money lo ha fatto più di 50 anni fa e il risultato sono stati bambini morti».

Le persone, in numero sempre maggiore, sono colpite da uno strano accecamento che impedisce loro di vedere questo inganno globale. Il video della BBC è stato rilanciato su twitter con l’hashtag #NoMoreBoysAndGirls (#NonPiùBambiniEBambine): serve altro per parlare di ideologia totalitaria?

Vincenzo Gubitosi

*Senza contare che, se guardate con attenzione l’inizio del video (qui sotto), si vede bene che il bimbo vestito da femminuccia cui viene proposta una bambola, si gira e prende il robot. Poi l’adulto lo riindirizza su altri giochi...

I maschi e le femmine sono diversi, e hanno gusti diversi, fin da neonati, perché hanno il cervello diverso. Perché la biologia prevale sulla follia gender (potete leggere qui a proposito di uno studio statistico che la comunità LGBTQQICAPF2K+ ovviamente ignora). I bambini esprimono preferenze diverse  dalle bambine fin dalla nascita: chi ancora non l’ha visto, guardi Il Paradosso norvegese, il documentario che tra l’altro illustra gli esperimenti in tal senso fatti su neonati (bambini che non c’è stato tempo di “influenzare” con gli “stereotipi...).

La diversità tra maschio e femmina – una diversità genetica, che si determina pochi giorni dopo il concepimento – non dipende solo dalla presenza o meno del famoso cromosoma Y: per saperne di più si può leggere qui. Persino la retina deglio occhi dei maschi e delle femmine è diversa, per cui il colore rosa, assegnato da che mondo è mondo alle bambine, non è uno stereotipo, ma una reale preferenza “fisiologica” delle stesse (leggete qui, per esempio).

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