17/06/2014

Maleficent: una fiaba con sfondo GLBT

“I buoni non sono buoni e diventano cattivi, i cattivi non sono per nulla cattivi, ma casomai vittime (e alla fine quindi sono i veri buoni), il corvo è un ragazzo premuroso che pare uscito da Twilight, il principe azzurro è un clamoroso imbranato privo di qualsiasi potere taumaturgico, le tre fatine buone sono delle zitellacce rissose e pasticcione, la principessa è carina ma assai paracula e per nulla rassegnata a diventare uno strumento del destino, e Malefica ha la grandezza crepuscolare di una donna dolente, appassionata e segnata dalla vita. Ma soprattutto: il Grande Amore non esiste, non fra uomo e donna, almeno, ma piuttosto fra madre, anzi, “madrina” e figlia, la vera famiglia non è quella naturale, ma quella di fatto, allargata e adottiva.”

Questo il commento che il giornalista Luca Telese fa dell’ultima produzione di Joe Roth, distribuito dalla Disney, la rivisitazione in salsa neo-gotica del più classico delle fiabe -La Bella addormentata nel bosco-, strizzando l’occhio anche alla cultura GLBT.

Il film ha deciso di seguire le indicazioni della cultura cosiddetta moderna piegando le interpretazioni anche di favole secolari ai generali concetti di mutevolezza dell’identificazione di sé, totale discordanza tra sesso d’appartenenza e genere di riferimento. Senza parlare della destrutturazione dei ruoli maschili e femminili, con ovvie conseguenze in ambito familiare.

Seppur in modo molto più fine rispetto ad altre operazioni della storica casa di produzione cinematografica per bambini, Maleficent si muove su questa strada.

Redazione

 

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