23/03/2014

Madrid – scontri all’università contro la Vita

L’astio sterile ed ottuso, ideologico e preconcetto, è una malattia che colpisce profondamente una fascia di persone, morbo che spesso viene inoculato da raagazzi, particolarmente all’università.

Ed è di questo che ha dato origine a degli scontri tra studenti in un Ateneo di Madrid: ragazzi che, scindendosi a metà tra la propria persona e l’esser militante ideologizzato, hanno aggredito un gruppetto di compagni che stavano volantinando materiale informativo sull’aborto ed il diritto alla Vita. Ragazzi che nella vita reale si frequentano, diventare violenti ed intimidatori. Ubriachezza ideologica molesta.

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Alcuni ragazzi del Clu a Madrid hanno distribuito il volantino di Cl sull’aborto e i diritti del bambino. Temi tornati caldi per un progetto di legge. Tra scontri e incontri, «la certezza del bene che è lo stesso per tutti gli uomini»

«Es bueno que tú existas». È quello che recita, a grandi lettere rosse, il titolo del volantino che questa settimana è stato distribuito dai ragazzi del Clu di Madrid tra i corridoi delle loro Facoltà. Un gesto che ha suscitato scalpore e reazioni violente tra gli studenti della Complutense, perché porta l’attenzione su un tema che sta scaldando gli animi della popolazione spagnola, e non solo: l’aborto e i diritti del bambino.
In Spagna, infatti, il dialogo si è acceso quando, a dicembre del 2013, è stato proposto un progetto di legge intenzionato a restringere i casi in cui l’aborto non venga riconosciuto come reato. Un passo indietro di trent’anni, per gran parte dei giornali e dell’opinione pubblica. «Noi con questo volantino vogliamo sottolineare qual’è il vero punto della questione: una donna che subisce violenza non risolve il suo dramma abortendo, quello che desidera è amare ed essere amata, bisogna tornare al valore della persona» spiega Rocío, che frequenta l’ultimo anno di Storia dell’Arte.
«Quando è uscito il volantino del movimento, che dava un giudizio chiaro sulla situazione, abbiamo deciso di distribuirlo nella nostra Facoltà». Ma già mercoledì, volantinando tra i corridoi di Scienze Politiche, sono stati aggrediti da un gruppo di femministe e da ragazzi politicamente schierati. «Sapevamo che saremmo finiti nella fossa dei leoni», racconta, «Appena abbiamo cominciato a dare i volantini ci hanno attaccati a parole e fisicamente. Da noi questo argomento è un tabu, sono quasi tutti favorevoli all’aborto e non c’è nessuno che porta una visione come la nostra». Ma non è la prima volta che distribuiamo volantini di giudizio in Università, ed è sempre nato qualcosa di bello da questi gesti. Il male e la violenza ci sono, e mi fanno paura, ma, guardando la mia esperienza, in queste occasioni sono sempre nati, nel dialogo, dei rapporti che sono un bene. E alla fine è questo ciò che rimane».

Quindi, nonostante tutto, giovedì hanno ripetuto il gesto alla facoltà di Scienze dell’informazione, dove si è verificata la stessa scena di violenza. «Mi sono chiesta più volte se era veramente utile quello che stavamo facendo, visto che nessuno aveva intenzione di ascoltarci: chi ci attacca parte da una posizione ideologica, non vuole sapere nemmeno quello che abbiamo da dirgli», riprende a raccontare Rocìo. Ma anche questa volta sono stati sorpresi: «Alcune ragazze, che hanno un giornalino, si sono avvicinate e ci hanno chiesto cosa avevamo da dire, con altri abbiamo iniziato un dialogo, anche se sostenevano una idea diversa dalla nostra».
Come anche alcuni ragazzi comunisti dell’associazione “Tempi moderni”, che Rocío aveva conosciuto in Università: «Con loro è nato un bellissimo rapporto, ci aiutiamo, e uno di loro leggendo il volantino ha detto: “che invidia, magari potessi dire io una cosa così”. Sull’aborto hanno le stesse idee delle femministe che ci hanno assalito, ma a partire dall’amicizia che li lega ai ragazzi del Clu, senza pregiudizio hanno letto il volantino, riconoscendo che avere una visione dell’uomo così, guardarlo per il suo valore è desiderabile. «Noi non volevamo imporre la nostra idea, ma far riflettere sul problema, perché a volte sembra che abortire sia come andare dal parrucchiere».
E conclude: «Io avevo paura, la violenza mi irrigidisce, ma poi ho pensato che se la paura e il male ci bloccano allora vuol dire che vincono». Invece no, e questo gli altri lo vedono: «Il mio non è coraggio, ma la certezza del bene, che è lo stesso per tutti gli uomini». La violenza è quella che fa più rumore ma «vedendo le femministe ho provato un moto di tenerezzaa perché desidero questo anche per loro. Mi veniva da pensare: “io sono più libera di voi, perché non leggete nemmeno un volantino che porta un’idea diversa dalla vostra. Non è vero che io non sono libera perchè mi costringete ad andarmene”. Ed un’ultima scoperta: “Il cuore dell’uomo è uguale per tutti, di questo sono certa. E i nostri amici comunisti ne sono la prova evidente”».

Maria Luisa Minelli

Fonte: Tracce

 

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