04/11/2019

Ma perché siete per l’accanimento terapeutico? Ecco un’altra bugia

Quante fake news si è costretti a sentire. Quando ci battiamo contro l’aborto siamo quelli che tolgono la libertà alla donna non quelli che vogliono tutelare il bambino insieme alla mamma. Quando parliamo di gender nelle scuole, siamo i complottisti che si inventano falsi indottrinamenti non quelli che denunciano favole e racconti sessuali scandalosi infilati nelle lezioni dei nostri figli. Quando scendiamo in campo contro i matrimoni gay, siamo quelli che non vogliono che le persone siano felici, non quelli che impediscono che in nome delle nuove famiglie vengano dei bambini vengano strappati alle mamme partorienti, pagate profumatamente, in nome di un amore che altro non è che egoismo.

E quando parliamo di eutanasia le cose non cambiano. Ma perché – ci chiedono - siete per l’accanimento terapeutico? Ecco un’altra bugia. E ora vi spiego la realtà dietro al depistamento “radicale” sul tema del fine vita.

«Si deve avere la libertà di morire e di non soffrire più e di farla finita con le cure» è l’argomento più usato dai radicali, «altrimenti vi accanite su una persona sofferente e morente». Ricordiamo il caso del piccolo Alfie per farvi capire che così non è. Il respiratore che lo aiutava a vivere non era uno strumento di accanimento terapeutico, ma qualsiasi terapia era futile. Se si fossero tentate “terapie”, quello sì che sarebbe stato accanimento terapeutico: la cura sarebbe stata ragionevolmente sproporzionata rispetto alle aspettative e potenzialmente gravosa per il piccolo paziente. E di questo erano consci anche i genitori, Kate e Thomas Evans, che non chiedevano cure, ma solo di non anticipargli la morte. In questo senso noi chiediamo che ci si concentri sulle “cure palliative”: è importante “prendersi cura” del malato sino all’ultimo istante della sua vita.

Invece sempre più la cultura della morte è riuscita a far credere che sia cura palliativa il distacco dai supporti vitali che aiutano a respirare: ma non è così, in questo modo si interrompe la vita e si procura la morte. E’ una forma apparentemente più “dolce” e “pietosa”, ma omissiva: non applica una procedura direttamente e immediatamente letale, ma conduce alla morte anticipata per privazione dell’essenziale per vivere.

 

di Jacopo Coghe

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