14/11/2019

“L’unione falla forse”, chi ha paura dei movimenti pro life?

“L’unione falla forse”, un titolo singolare, per il film documentario di Fabio Leli, che arriva nei cinema italiani (oggi, giovedì 14 Novembre, sarà presentato per la prima volta a Vicenza) e che vede come protagoniste le solite “famiglia Arcobaleno” (a furia di propinarci questo “modello” in tutte le salse, la “famiglia tradizionale”, come viene chiamata con strisciante disprezzo dalle lobby gay, finirà per diventare la vera “trasgressione”).

Si tratta di un progetto presentato in anteprima nazionale alla 34° Edizione del Lovers Film Festival di Torino, in cui vengono presentate due coppie gay: una coppia di ragazzi pugliesi con due bambini e due donne con la figlia di una di loro.

Ovviamente la vita familiare delle due coppie viene presentata come perfetta e tranquilla e viene intervallata ad hoc, nel documentario, da interviste ai rappresentanti dei partiti di centrodestra e movimenti vicini al Family Day e al Congresso delle Famiglie di Verona, tra cui spiccano Massimo Gandolfini, Mario Adinolfi, Gianfranco Amato, Silvana de Mari, le cui idee vengono presentate come assurde e folli e in totale contrasto con la vita idilliaca e innocente delle due coppie, su cui verte il docufilm.

L’intento dichiarato della pellicola è quello di cercare di contrastare ideologicamente la crescita dei movimenti pro life che, fortunatamente oggi, fanno da traino nei confronti di alcuni schieramenti politici con cui condividono i valori più importanti. Ovviamente il progetto è patrocinato da “la crème de la crème” del politicamente corretto: Amnesty International, Associazione Famiglie Arcobaleno, Cgil Nuovi Diritti ed è promosso da Vicenza Pride, Uaar Vicenza, Agedo Vicenza, Rete Genitori Rainbow, Arcigay Vicenza 15 Giugno, Famiglie Arcobaleno in Triveneto, G.A.G.A. Vicenza, Delos Vicenza, La Parola Vicenza, MaIma e Associazione Luca Coscioni Vicenza.

Un progetto che in realtà fa sorridere perché fa ben capire la consapevolezza dell’importanza dei movimenti pro life che c’è dietro e di cui, a quanto pare, si ha anche un certo timore, movimenti che, con un lavoro instancabile, portato avanti soprattutto in questi ultimi anni, come la goccia che scava la roccia, sono riusciti a dar vita ad un vero e proprio risveglio delle coscienze su certe tematiche. Un lavoro temutissimo e contrastatissimo dalla lobby gay, di cui, questo ennesimo docufilm, in salsa gender, è la dimostrazione.

 

di Manuela Antonacci

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