22/11/2019

Luna, il triste primato di essere uno dei transgender più giovani del mondo

Ci sono record belli e record brutti e poi ci sono record tragici come quello che riguarda Luna, il transgender più giovane al mondo, dalla tenerissima età di 3 anni.

La storia, che ha dei risvolti davvero drammatici, è riportata dal quotidiano britannico Mirror che, tuttavia, si guarda bene dal rivelare il nome che il bambino aveva prima del suo processo di “transizione”, come se la sua vera identità, quella biologica, fosse quasi un’onta di cui liberarsi o una sorta di forma di ingiustizia da dimenticare al più presto.

Un record tristissimo, quello di Luna, di cui si vanta sua madre, Jeneen Schofield di Liverpool che, per giustificare una scelta così radicale compiuta ai danni di un figlio ancora in fase prepuberale, sostiene che non avrebbe avuto altra scelta, in quanto, dall’età di 3 anni in poi, suo figlio si sarebbe ostinato a farle, ogni anno, sempre la stessa richiesta per Natale e il compleanno: «voglio essere una bambina». «Luna ha iniziato a chiedere di diventare femmina sin dal terzo compleanno. Credevo che fosse una fase e le ho detto di smettere di comportarsi da sciocca. Ma lei insisteva. La mia famiglia pensava che fosse troppo giovane per prendere la decisione di essere una femmina, ma non volevo dirle come si sentiva e sapevo che non sarebbe passata», specifica sua madre.

Fatto sta che, dall’età di 5 anni appena, il bambino ha cominciato il suo processo di “transizione sociale” cominciando a vivere e a vestirsi come una bambina. Parliamo di un’età in cui i piccoli non hanno nemmeno piena coscienza delle loro attitudini e della realtà circostante, ancora tutti immersi in un immaginario fantastico in cui fanno davvero fatica a distinguere la realtà dalla fantasia. Ma tant’è, la madre di Luna, descrive questa decisione come l’unica possibile e, anzi, sebbene ammette che durante questo percorso "doloroso" abbia dovuto affrontare alcuni momenti difficili specialmente rivedendo le vecchie foto di Luna, un tempo un bel maschietto biondo, tuttavia racconta anche con orgoglio il momento in cui la “femminilità” (?) di suo figlio è stata “liberata” ovvero, l’anno scorso, a sette anni appena, quando «il suo nome è stato cambiato ufficialmente in Luna con atto unilaterale».

 

Contemporaneamente, il bambino «ha cominciato a indossare la gonna per andare a scuola e ha avuto anche un passaporto nuovo come una delle bambine trans più giovani in Inghilterra».

Una storia dai risvolti davvero problematici e discutibili che peraltro, arriva da un paese, come la Gran Bretagna, in cui Il numero di bambini che si percepiscono come trans è raddoppiato nell’ultimo anno. Infatti, l’unica clinica specializzata in Inghilterra per bambini transgender comunica che le segnalazioni sono aumentate di quasi il 100% in quattro anni.

Dati che fanno davvero riflettere: risulta infatti molto difficile credere e accettare che un numero così alto di bambini abbia difficoltà ad indentificarsi nel proprio sesso biologico e per cause “innate”. Così come lascia perplessi apprendere in questo, come in tanti altri casi simili, la facilità con cui genitori e psicologici diagnostichino ai piccoli, ad un’età sempre più tenera, la “disforia di genere” per la quale, peraltro, sembra non esserci altra “cura” che l’accoglimento di ogni loro richiesta che miri a colmare il non allineamento tra l’identità psichica maschile e femminile e il sesso biologico, disagio le cui cause non sempre vengono ben approfondite, cullandosi, della possibilità di ricorrere ad una soluzione medico-chirurgica, che magari risolve il problema al momento ma che poi porta, nel tempo, ad effetti irreversibili, spesso nefasti, nel corpo e nella mente, dei piccoli pazienti.

 

di Manuela Antonacci
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