15/05/2020 di Manuela Antonacci

L’Ue smentisce la falsa “emergenza nazionale omofobia” in Italia. Ecco i dati

Conosciamo tutti, molto bene le continue pressioni esercitate dalla comunità LGBTI italiana per l’approvazione, a livello giuridico, di una legge ad hoc che, non solo prevenga, ma di fatto punisca il cosiddetto reato di “omofobia”. Ricordiamo che l’attuale disegno di legge Zan - che stava per essere discusso poco prima dell’esplosione della pandemia - prevede il carcere fino ad un anno e sei mesi per chi commette atti di discriminazione e la reclusione da 6 mesi a 4 anni, per chi commette atti di violenza, per motivi “omofobici”.

Ciò su cui si fa principalmente leva, a livello ideologico, perché un simile disegno di legge, che configura un vero e proprio “reato di opinione”, venga approvato in quattro e quattr’otto, è un presunto stato di “emergenza” in Italia, relativo appunto alle violenze contro gli omosessuali. Infatti, nella relazione introduttiva al disegno di legge Zan si legge che «i fatti di cronaca denunciati da numerosi quotidiani nazionali e locali hanno segnalato l’esponenziale aumento nel numero e nella gravità di atti di violenza nei confronti di persone omosessuali e transessuali».

Un’affermazione, tuttavia, non supportata da numeri né statistiche. Come si può allora parlare di «esponenziale aumento» di aggressioni senza documentarlo? Sembra un’omissione troppo grave per essere casuale. E di fatto non lo è e il motivo è uno solo: i dati non esistono, semplicemente perché l’emergenza omofobia in Italia non esiste! Come acclarato più volte dall’osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, in questi ultimi anni – anche negli ultimi dodici mesi – le aggressioni fisiche legate all'orientamento sessuale, non solo non sono aumentate, ma sono addirittura decisamente diminuite, passando dalle 43 alle 29 annue. E ciò non lo dicono solo le “nostre” statistiche ma persino la “ultragayfriendly” Unione Europea.

Infatti una vasta ricerca condotta nel 2019 dall’agenzia per i diritti fondamentali dell’UE (Fra) contro i crimini motivati dall’odio e la discriminazione contro le persone LGBTI, risulta che, la percentuale dei gay e delle lesbiche italiane che dichiarano di aver subito discriminazioni e violenze, è molto inferiore alla media europea, così come è ancora più ridotta, la percentuale di coloro che affermano di essere stati molestati negli ultimi 12 mesi. Insomma, le violenze legate all’orientamento “di genere”, in Italia sono in calo, mentre risultano allarmanti i dati relativi agli episodi di razzismo e, anche gli atti di discriminazione contro gli obesi (a cui si tende a non dare nessuna importanza) sorpassano quelli contro gli omosessuali, ma chissà perché per proteggere (dati alla mano) i “veri” discriminati, non si fa assolutamente nulla, né a livello culturale, né tantomeno ci si sogna di creare leggi ad hoc per tutelarli.

E’ lecito dunque chiedersi se sia davvero il raggiungimento dell’” uguaglianza” (come dicono) lo scopo di certe azioni culturali e di governo o solo la creazione di una categoria protetta, di una casta di “intoccabili”, per la quale si arriva, persino, a scomodare le istituzioni.

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