L’ombra della neolingua gender si allunga sulle istituzioni europee

A Bruxelles impazzano la “maschiofobia” e “femminofobia”. Le parole inglesi “man” (uomo) e “woman” (donna) si apprestano a sparire dai vocabolari degli europarlamentari e dei funzionari dell’Unione Europea. È infatti in circolazione, una guida lessicale palesemente influenzata dall’ideologia gender che individua una serie di vocaboli politicamente scorretti e ‘sessisti’.

Secondo la neolingua gender risultano sconvenienti parole come “policeman” o “policewoman” (da sostituirsi con l’espressione neutra “police officer”, “chairman” (da sostituirsi con “chairperson”) e persino “mankind” (da sostituire con “humanity”). Altre espressioni da rimpiazzare: “stewardess” (meglio “flight attendant”) e “man-made” (meglio “syntetic” o “artificial”).

La rivoluzione lessicale gender fluid non si ferma qui. Il sussidio diffuso presso l’Unione Europea arriva a suggerire che persino i pronomi “he” e “she”, a lungo andare, dovrebbero essere aboliti, senza specificare come ma limitandosi ad affermare che «a volte può rendersi necessaria una riformulazione completa». E aggiunge: «Il linguaggio neutrale, rispetto al linguaggio inclusivo o di genere, è più che una questione di politicamente corretto», poiché «il linguaggio riflette potentemente e influenza attitudini, comportamenti e percezioni».

Al fine di «trattare equamente tutti i generi», il sussidio incoraggia la creazione di un linguaggio artefatto in cui «nessun genere è privilegiato», cosicché «non sia perpetuato alcun pregiudizio nei confronti di alcun genere». Nella premessa all’opuscolo, Dimitri Papadimoulis, vicepresidente del Gruppo di Alto Livello sull’Eguaglianza e Diversità di Genere, scrive: «Il Parlamento europeo continua a impegnarsi nell’uso di un linguaggio di genere neutro sia nelle comunicazioni scritte che verbali e ora invito gli uffici più importanti a rendere note le linee guida aggiornate e l’importanza del loro uso nelle pubblicazioni e comunicazioni parlamentari».

L’esistenza del testo è stata svelata dall’eurodeputato conservatore britannico Rupert Matthews, che ha sollevato la questione in un’interrogazione parlamentare. «Gli eurocrati hanno imposto la loro versione di linguaggio politicamente corretto sull’inglese corrente», ha dichiarato Matthews in un’intervista al Daily Express. «Questa guida segreta di cui sono riuscito a svelare l’esistenza, mostra l’assurdità di cui i traduttori dell’Unione Europea devono occuparsi quando cercano di rendere comprensibili le diverse lingue».

Luca Marcolivio

 

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