17/07/2025 di Redazione

L’Olanda blocca la legge sull’identità di genere fai-da-te: una vittoria del buonsenso

Dopo anni di pressioni ideologiche e tentativi di forzare la realtà biologica, il governo olandese ha deciso di fare marcia indietro: il disegno di legge “pro-transgender” che avrebbe permesso a chiunque – compresi i minori – di cambiare il proprio sesso legale con una semplice autodichiarazione, senza alcuna valutazione medica né limite d’età, è stato ufficialmente ritirato. A comunicarlo è stato il sottosegretario Teun Struycken, confermando che la proposta non proseguirà il suo iter parlamentare.

Si tratta di un passo importante che interrompe la corsa verso il cosiddetto “self-ID”, ovvero il riconoscimento legale del genere basato unicamente sull’autopercezione soggettiva, senza alcun riscontro medico, psicologico o anagrafico. Il governo, oggi in carica solo per gli affari correnti, ha preso atto delle due mozioni votate dalla Camera dei Rappresentanti che chiedevano con forza il ritiro della proposta, segno evidente di un’opinione pubblica e parlamentare sempre più attenta ai rischi concreti che una legge del genere comporta.

Una legge pericolosa per i minori

La proposta di legge, presentata nel 2021, intendeva eliminare ogni limite per modificare il sesso registrato sui documenti ufficiali, anche per i ragazzi sotto i 16 anni. Sarebbe bastato un semplice atto amministrativo, senza diagnosi né controllo, per “diventare” legalmente uomo o donna. E tutto ciò nonostante una valutazione ufficiale del 2017 avesse già stabilito che la normativa vigente in Olanda fosse pienamente sufficiente e rispettosa dei diritti umani. Non a caso, nel corso del dibattito parlamentare sono emersi crescenti dubbi anche da parte di alcuni tra i partiti con più consensi. Inoltre, diverse realtà della società civile, come il gruppo “Gender Doubt”, hanno lanciato campagne pubbliche contro la proposta, sottolineando i pericoli di lasciare i minori soli davanti a scelte irreversibili, spesso dettate più dalla pressione sociale che da una reale condizione clinica.

La reazione delle lobby Lgbt

Il mondo Lgbt ha reagito con rabbia. Le associazioni Transnetwerk Nederland e COC Nederland hanno definito «senza precedenti» il ritiro del disegno di legge. Remke Verdegem, presidente del COC, ha parlato di un «colpo alla schiena» inferto alle persone transgender, accusando il governo di averle abbandonate alla vigilia delle elezioni. Ma le istituzioni democratiche hanno il dovere di tutelare in primo luogo i più piccoli, i più fragili e i più esposti ai condizionamenti: ovvero proprio bambini e adolescenti. Le parole del deputato Diederik van Dijk, del SGP (ovvero il Partito Politico Riformato, di stampo cristiano-conservatore) hanno ben riassunto il senso di questa scelta: «Non possiamo caricare i giovani vulnerabili dell’inganno che il proprio genere sia una scelta. Meritano un aiuto autentico».

In Europa avanza l’ideologia, ma qualcosa si muove

Mentre in molti Paesi europei la spinta alla “self-ID” continua ad avanzare – dalla Germania alla Svezia, dalla Spagna alla Norvegia – il passo indietro dell’Olanda è un segnale importante. Il disegno di legge ritirato non potrà essere ripresentato se non da un nuovo governo, ripartendo da zero: questo significa che la strada per la cosiddetta e presunta “autodeterminazione legale” del genere, almeno per ora, si è interrotta. Una battuta d’arresto significativa, in un contesto continentale dove, purtroppo, le legislazioni stanno diventando sempre più permissive, a scapito del diritto dei minori alla verità e alla protezione. In alcuni Paesi, come la Norvegia, infatti, il cambio legale di genere è permesso anche a bambini di 6 anni con il solo consenso dei genitori. In altri, come la Svizzera, si tratta ormai di una semplice pratica burocratica

Un esempio da seguire per il bene dei minori

La scelta del governo olandese merita quindi un plauso anche perché non si tratta solo di una vittoria valoriale, ma di una decisione saggia e responsabile a tutela della realtà e dei più piccoli. In un tempo in cui si chiede ai bambini di «decidere chi sono» prima ancora di avere strumenti per farlo, l’Olanda ha avuto il coraggio di fermarsi. Ci auguriamo che anche l’Italia e gli altri Stati europei sappiano prendere esempio, fermando questa deriva che spaccia per libertà quello che è, in realtà, un pericoloso abbandono dei minori a ideologie distruttive. 

 

 

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