15/02/2015

L’indottrinamento gender nelle scuole francesi

Se il gender insidia le scuole italiane, in quelle francesi imperversa.

In occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia che si è celebrata il 17 maggio 2013, il Ministro dell’Istruzione francese Vincent Peillon, ha incaricato Michel Teychenné, politico francese dichiaratamente gay, di redigere un rapporto sulle discriminazioni contro il mondo LGBT.

Tralasciando la dubbia credibilità di un dossier sull’omofobia redatto da un autore dichiaratamente omosessuale, il dato che sconcerta maggiormente è che il documento detta delle linee guida per contrastare questo fenomeno, per gli insegnanti di tutti i gradi, persino della scuola materna (!!).

Inutile dire che secondo il rapporto – intitolato “Educare contro l’omofobia nella scuola primaria. Strumenti teorico-pratici per progredire” – l’omofobia è un problema prioritario per la scuola francese, e molteplici sono le azioni indicate per affrontarlo:

– sensibilizzazione della Pubblica Istruzione sul tema dell’omofobia, dapprima mediante una formazione iniziale, poi attraverso la formazione continua degli insegnanti;

– informazione e formazione degli studenti;

– rafforzamento dei partenariati con associazioni LGBT all’interno della scuola;

– rafforzamento della ricerca accademica su tutte le questioni riguardanti la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere nelle scuole.

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L’omofobia – secondo il politico francese – sarebbe quindi un tema da affrontare già dalla scuola primaria, perché “il rispetto e la convivenza si imparano fin dalla tenera età”.

Il dossier contiene un progetto per la sistema scolastico, che comprende i tre cicli della scuola primaria (anche la scuola materna) fino alla scuola superiore.

Questi gli argomenti sui quali gli insegnanti devono prepararsi per affrontarli in classe con gli alunni:

▪  gli “stereotipi” di genere (secondo il dossier, la distinzione “maschile”- “femminile” è uno stereotipo da superare);

▪ le relazioni sentimentali e i “diversi tipi di famiglie”;

▪ l’educazione affettiva e sessuale (i diversi orientamenti sessuali, i primi rapporti sessuali, etc);

▪ la lotta contro la discriminazione.

In base a questo progetto, la scuola deve aprire uno spazio – a seconda dell’età, attraverso il dibattito o la letteratura per l’infanzia – che esprima una parola positiva sulle relazioni, anche quelle tra lo stesso sesso.

Ma il progetto non si ferma al tema dell’omosessualità.

Una buona parte del programma è dedicata agli studi di genere, che “mettono al centro del loro approccio un atteggiamento che analizza le differenze tra uomo – donna come costruzioni sociali e culturali, non derivanti da differenze naturali”.

Secondo questa teoria, come sta scritto nel dossier, “la distinzione femminile e maschile sono il prodotto di una costruzione sociale, degli stereotipi. Gli stereotipi sono idee generalizzate e preconcette dell’opinione pubblica, e quelli riguardanti l’orientamento sessuale possono causare nei giovani un profondo disagio […] L’obiettivo della scuola deve essere dunque decostruire la complementarietà dei sessi, ed il ruolo dell’insegnante è quello di evitare qualsiasi stereotipo, discutendo sulla diversità delle famiglie, per dimostrare che in realtà, sono le situazioni “diverse” a costituire la norma”.

Queste le linee guida e gli argomenti da seguire nei vari gradi d’istruzione:

Asilo: lavorare con la danza o con altra forma d’espressione per lavorare sul proprio corpo; lavorare sulle differenze e le somiglianze tra femmine e maschi, sia nel corpo che nell’atteggiamento (stereotipi di genere); ascoltare canzoni in cui i ruoli di ragazze e ragazzi sono vari e non stereotipati.

Prima elementare: ragazze e ragazzi nella letteratura per l’infanzia; parlare di che cosa è una famiglia, quali sono le organizzazioni, le varie tipologie di famiglia in tutto il mondo; workshop con temi mirati: l’amore, l’altro, la legge, il divorzio, la morte, l’adozione, etc.; lavorare sugli stereotipi di genere a partire dai giocattoli.

Quinta elementare: la trasformazione del corpo, la pubertà; le relazioni tra ragazze e ragazzi; l’orientamento sessuale, l’identità di genere (film Billy Elliot, in relazione ad un progetto di danza); uomini e donne nella storia antica, etc.

Prima media: discussione sul primo rapporto sessuale, dal punto di vista del sentimento, del desiderio, delle paure e degli aspetti pratici; lezione sull’orientamento sessuale utilizzando cortometraggi (DVD con libretto di accompagnamento); rappresentazioni del maschile e del femminile nell’arte; parlare dei video clip, affrontare la questione dei media e della pornografia.

Liceo: lavorare sui legami tra la filosofia e l’identità di genere; individuare i possibili collegamenti con le diverse componenti della sessualità con l’educazione civica, storica, giuridica e sociale; discutere dell’orientamento sessuale (attraverso filmografia pro-gay);

Attualmente, la situazione della scuola francese è questa: dopo un primo anno di prova, “L’Abc dell’uguaglianza”, il manuale proposto dal Ministero dell’Educazione francese sulla base del dossier sopra descritto, il Governo ha spinto ulteriormente il piede sull’acceleratore. Sul sito web (http://www.education.gouv.fr/cid80888/plan-d-action-pour-l-egalite-entre-les-filles-et-les-garcons-a-l-ecole.html) si legge che “il piano d’azione per la parità di genere nella scuola verrà attuato attraverso:

– la generalizzazione della formazione alla parità di genere per gli insegnanti e dirigenti dell’istruzione nazionale;

– l’arricchimento dei programmi didattici, preparati da insegnanti mediante strumenti rinnovati e semplificati;

– la parificazione tra le ragazze ed i ragazzi inclusa nei progetti scolastici”.

Il punto è questo.

Oltre al fatto che è assurdo che il Ministero della Pubblica Istruzione francese veda l’omofobia come un problema prioritario del sistema scolastico, stanziando milioni di euro per questo progetto (come sta rischiando di accadere in Italia, con il ddl Fedeli che propone di stanziare 200 milioni di euro per introdurre l’educazione di genere come materia scolastica), quello che disgusta maggiormente è che attraverso queste “lezioncine sulla tolleranza”, si sta compiendo una massiccia opera sessualizzazione precoce dei bambini,  nei quali giustamente si scatenano forti turbamenti (http://www.tempi.it/francia-lettera-maestra-effetti-insegnamento-gender-bambini-scuola-elementare#.VNjWbPmG-Cl).

Ma c’è di più.

La Francia sta portando avanti questa assurda lotta contro l’omofobia non solo sul piano scolastico, ma anche legislativo: a partire dalla Loi n°2003-239, che ha creato la circostanza aggravante per i reati o delitti commessi in ragione dell’orientamento sessuale(http://www.legifrance.gouv.fr/./affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000000412199&fastPos=1&fastReqId=663751380&categorieLien=cid&oldAction=rechTexte); anche la successiva Loi n°2004-204, apportando altre modifiche al Codice Penale, ha disposto un aggravamento delle pene in caso di discriminazione ed ha esteso alle minacce, al furto e all’estorsione (Codice Penale, artt. 222-18-1, 311-4 e 312-2) le fattispecie di reato cui può essere applicata la circostanza aggravante dell’omofobia.

Pertanto, l’omofobia, così come il razzismo o sessismo, è diventata una circostanza aggravante per alcuni reati, che comporta l’inasprimento delle relative sanzioni.

Come abbiamo più volte denunciato insieme ai Giuristi per la Vita, questo è quello che accadrà anche in Italia se dovesse passare il ddl Scalfarotto, che vuole introdurre il cosiddetto “reato d’omofobia” senza specificarne il contenuto, creando di fatto il reato d’opinione.

 Laura Bencetti

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