29/10/2026 di Luca Marcolivio

Libri gender negli asili di Bologna. Il caso arriva in Regione

Libri gender negli asili nido di Bologna: il consigliere Tommaso Fiazza porta il caso in Regione e chiede il consenso dei genitori. Ecco i dettagli.

La recente vicenda dei testi a sfondo gender diffusi negli asili nido di Bologna ha smosso la politica nazionale e locale. Ricordiamo, infatti, che sull'accaduto – denunciato da Francesco Perboni tramite i social di Pro Vita & Famiglia – si sono espressi anche il vicepremier Matteo Salvini, l'europarlamentare Stefano Cavedagna, il deputato e capogruppo di FdI Galeazzo Bignami e il capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Bologna Matteo Di Benedetto. In Regione Emilia-Romagna, invece, ci ha pensato il consigliere d'opposizione Tommaso Fiazza, della Lega, a presentare un'interrogazione, rivolgendosi direttamente all'assessore al Welfare, Terzo settore, Politiche per l'infanzia e Scuola, Isabella Conti. Fiazza ha chiesto se la giunta regionale «intenda introdurre, nei servizi per la prima infanzia del territorio regionale, l'obbligo del consenso informato preventivo e scritto da parte dei genitori per le scelte pedagogiche relative a temi sensibili o di pertinenza della sfera familiare e se, in caso di mancata adesione, sia garantita la fruizione di attività alternative comunque ricomprese nel Piano pedagogico». L'esito dell'interrogazione è stato illustrato dallo stesso consigliere Fiazza, raggiunto telefonicamente da Pro Vita & Famiglia.

 

Consigliere Fiazza, quali sono i contenuti della sua interrogazione?

«Purtroppo, sapevo già che da tempo giravano alcuni libri sospetti, ma il fatto che fossero letti a bambini da 0 a 3 anni è inedito. È successo in un asilo nido a Bologna. Allora, poiché pochi giorni dopo era previsto il question time in Consiglio regionale, ho rivolto un'interrogazione a risposta orale all'assessore alla Scuola Isabella Conti, facendole una domanda molto semplice, ovvero se convenisse inserire il consenso informato, avvisando preventivamente le famiglie sui temi didattici da esporre».

Qual è stata la risposta dell'assessore?

«Faccio una premessa: quello che è successo in quell'asilo è stato circostanziato, quindi, è stato spiegato che le famiglie sono venute a sapere dei contenuti dell'iniziativa dopo che si è svolta. Conseguentemente, le famiglie hanno chiesto agli insegnanti se c'era la possibilità in futuro di evitare tutto questo ma gli insegnanti hanno risposto di no, perché era già previsto, aggiungendo che, se proprio non avessero voluto farlo, l'unica alternativa sarebbe stata quella di cambiare asilo, optando, ovviamente, per un asilo privato. Dico questo perché abbiamo scoperto che quel programma gender è previsto in tutti gli asili nido di Bologna, non solo in quello venuto allo scoperto. Quindi non è stato un caso, anzi, questo è molto grave perché di fatto non c'è un'alternativa, né un'informazione. Dopo che io ho posto la domanda, l'assessore ha semplicemente risposto che è come hanno detto gli insegnanti ma non solo: ha giustificato la lettura di questi testi dicendo che, di fatto, è giusto così perché, attraverso quei testi, rivolti per l'appunto a bambini fino a tre anni, si insegna la solidarietà verso tutti e si spiega che le famiglie possono essere composte anche da due mamme e da due papà. Con questo pretesto, si crea davvero una grande confusione nella mente di un bambino di 2-3 anni. Viene imposto come un concetto "normale" l'idea che la famiglia possa essere anche altro rispetto alla famiglia naturale, con una mamma e un papà».

Riguardo alla vicenda che ha affrontato, cosa ne pensa della legge sul consenso informato?

«Ritengo che informare preventivamente sia il minimo, altrimenti siamo di fronte a un'imposizione politica e a un'ideologia a tutti gli effetti. Ho menzionato il caso di cui mi sono occupato ma sappiamo bene che, oltre a "Piccolo uovo", ci sono altri testi: me ne viene in mente un altro che parla di un bambino maschio che vuole vestirsi da principessa e altri ancora con numerose allusioni agli organi sessuali. Eppure, parlando in separata sede con alcuni colleghi consiglieri del PD, mi sono sentito dire che loro stessi si vergognano di certe prese di posizione. Anche nel centrosinistra, quindi, c'è ancora un po' di buonsenso ma non possono esprimersi pubblicamente, altrimenti andrebbero probabilmente a sconfessare la loro segretaria, riconoscendo che sta esagerando. Invece, ritengo che bisognerebbe che si facessero sentire anche all'interno del loro partito, perché stiamo assistendo a una deriva davvero molto pericolosa, che va denunciata, affinché le persone comuni nella loro quotidianità si accorgano che le istituzioni non stanno facendo il loro dovere».

 

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