18/10/2026 di Fabio Piemonte

Dagli Usa la conferma che l'identità Lgbtq+ tra i giovani è una moda passeggera

Giovani Lgbt in calo negli Usa: secondo una ricerca le studentesse che si dichiarano lesbiche o bisessuali sono scese dal 30% al 17% in 4 anni. Cosa c'è dietro.

Sempre meno giovani si identificano nelle numerose etichette proposte dalla galassia Lgbtq+. È un dato di fatto che emerge da una recente analisi dei dati sanitari federali condotta dalla psicologa Jean Twenge e rilanciata dallo storico quotidiano americano Washington Post. Insomma, rispetto a qualche anno fa, gli adolescenti sarebbero meno propensi a identificarsi come lesbiche, gay o bisessuali. «Sembra proprio una caduta libera», ha dichiarato la stessa Twenge al quotidiano. Questa drastica diminuzione dimostrerebbe dunque che molto spesso l'autopercezione di sé come Lgbtq+ sia soltanto frutto di un contagio sociale inizialmente assai pervasivo, che col tempo va sempre più scemando, alla stregua di una moda passeggera.

I numeri

Stando ai dati recenti messi a disposizione dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), negli States gli adolescenti hanno meno probabilità di identificarsi come lesbiche, gay o bisessuali rispetto al recente passato. Il calo risulta particolarmente evidente tra le ragazze del primo anno delle scuole superiori. Infatti se nel 2021 il 30% di queste ragazze si identificava come lesbica o bisessuale, nel 2025 la percentuale è scesa al 17%. Jean Twenge, professoressa di psicologia alla San Diego State University, ammette però che le cause del fenomeno «non sono chiare». Studiando da diversi anni le differenze generazionali, Twenge analizza regolarmente i dati del sistema di sorveglianza biennale dei comportamenti a rischio giovanile (Youth Risk Behavior Surveillance System) dei Cdc. Ha quindi avuto modo di constatare come, per quanto riguarda i ragazzi, la percentuale di quanti si identifichino come gay o bisessuali sia variata di poco negli ultimi anni: dal 7% del 2021 al 9% del 2023, per tornare al 7% nel 2025. Tuttavia alcuni anni fa, durante la pandemia, i dati dei Cdc hanno mostrato un'impennata della percentuale di ragazze delle scuole superiori che si identificavano come lesbiche o bisessuali. Considerando solo le bisessuali, se nel 2021 il 26% delle ragazze del primo anno si identificava come bisessuale, nel 2025 la percentuale è scesa al 13%, ovvero la metà.

Le valutazioni dei dati

Sul piano politico, Twenge ha osservato come la decrescita del numero di giovani che si identificano come Lgbtq+ sia di fatto cominciata già durante la presidenza di Biden. D'altra parte sarebbe arduo spiegare come un cambio di amministrazione possa influenzare soltanto una fascia d'età e non un'altra. «Se si trattasse di politica, perché avrebbe effetto solo sulle studentesse del primo anno delle superiori e non sui diciassettenni o diciottenni?», ha infatti rilevato la stessa psicologa americana. Più cauta Jody Herman, ricercatrice del Williams Institute, centro specializzato in diritto e politiche pubbliche relative all'orientamento sessuale e all'identità di genere: «Continueremo ad analizzare le tendenze nel tempo nel nostro lavoro, ma le prove fornite finora a sostegno di un declino sollevano più interrogativi che risposte».

In definitiva, se le ragioni del declino possono certamente essere imputabili a molteplici fattori ancora da esplorare in toto, intanto ciò che sembra incontrovertibile è la sensibile diminuzione almeno tra le adolescenti di quante si identificano come lesbiche o bisessuali. Del resto, se in piena pandemia i numeri registravano un netto incremento di ragazze che si dichiaravano lesbiche o bisessuali, ciò testimonia ulteriormente come l'ideologia gender viaggi e si diffonda principalmente sulla Rete e attesta come sia particolarmente influente se non determinante il ruolo del contagio sociale in tale fenomeno.

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