12/10/2026 di Redazione

Un virus da debellare. Ecco come un report Lgbtq+ in Unione europea scheda Pro Vita & Famiglia

Presentato al Parlamento europeo "The Hate Review" della Ong Forbidden Colours: Pro Vita & Famiglia tra gli oltre 700 attori censiti in 47 Paesi, Italia tra i più «contaminati». Tutti i dettagli.

Una «infezione cronica che non guarisce mai», una «carica virale» da cui l'Europa andrebbe «decontaminata». È il lessico con cui "The Hate Review", il rapporto della Ong Lgbtq+ Forbidden Colours, descrive chi in 47 Paesi si batte per la vita, la famiglia e la libertà educativa. Il documento è stato presentato ieri, lunedì 12 ottobre, presso l'edificio Altiero Spinelli del Parlamento europeo a Bruxelles, in un evento ospitato dall'eurodeputato socialista Marc Angel, questore e membro dell'Ufficio di presidenza. Nelle sue oltre 450 pagine sono censiti più di 700 attori, tra associazioni, reti, partiti e singole persone, e c'è anche Pro Vita & Famiglia, con i nomi dei vari responsabili.

Chi è finito nel rapporto

Il criterio di inclusione è dichiarato fin dalle prime pagine: è «anti-gender» chiunque svolga attività per – secondo chi lo ha scritto – limitare i diritti riproduttivi o quelli delle persone Lgbtq+. Il perimetro, così tracciato, è amplissimo. Per questo rapporto è – ovviamente – «anti-gender» chi la pensa diversamente dal mainstream: chi difende la vita, la famiglia e la libertà educativa, chi afferma che esistono solo l'uomo e la donna e non infiniti generi, chi sostiene che il matrimonio è tra una donna e un uomo. Dentro, infatti, ci sono partiti, chiese, think tank, testate giornalistiche, gruppi di genitori, associazioni pro vita e le persone che li guidano. Petizioni, manifestazioni, campagne di sensibilizzazione e proposte di legge diventano «elementi» da registrare: oltre 3.200 in tutto, raccolti dalla metà degli anni Novanta a maggio 2026. A ogni Paese viene poi attribuito un punteggio. Non si tratta di una misurazione oggettiva: sono gli stessi autori a spiegare che i livelli assegnati alle diverse dimensioni sono un fantomatico «giudizio esperto», tradotto in colori e poi in numeri.

Il lessico del «contagio»

Su questa base è costruita la metafora del «contagio» e del «virus» che attraversa tutto il rapporto. Termini come «contaminazione» e «decontaminazione» ricorrono nel testo quasi 150 volte ed è lo stesso documento a spiegare che la distinzione tra «contaminazione» e «impatto» ricalca quella tra la carica virale e i sintomi che produce: la prima misura la presenza nella società di associazioni, mobilitazioni e narrative, la seconda i loro effetti su leggi e istituzioni. Nella formula con cui il rapporto calcola la «contaminazione», la voce che pesa di più sono proprio le organizzazioni. Il ragionamento è che una «contaminazione» si comporterebbe come un'infezione cronica, e quando un governo cambia «la febbre passa» ma «l'infezione non è curata». Ne discende una conclusione precisa: un Paese in cui queste realtà sono diffuse, anche se le sue leggi restano intatte, non sarebbe «resiliente», ma «carico». Di conseguenza, limitarsi a contrastare le singole leggi significherebbe soltanto gestire i sintomi, mentre servirebbe una vera e propria «decontaminazione dell'Europa», cioè lo «smantellamento paziente» degli attori, delle loro mobilitazioni e delle loro narrative.

L'Italia tra i più «contaminati»

Il nostro Paese compare tra gli Stati «più pesantemente contaminati», accanto a Spagna e Regno Unito, subito dopo Russia, Ungheria, Turchia, Georgia e Azerbaigian. È inoltre collocato nel gruppo del cosiddetto «radicamento avanzato», insieme a Polonia, Portogallo, Romania, Bulgaria, Serbia, Bosnia ed Erzegovina e Regno Unito. Nel quadro italiano dei movimenti etichettati come «anti-gender» finiscono la Conferenza episcopale e i cardinali che l'hanno guidata, ma anche i pontefici e il documento "Dignitas infinita" del Dicastero per la Dottrina della Fede e, tra altre organizzazioni, la più citata e attaccata è proprio Pro Vita & Famiglia. Ecco come.

Pro Vita & Famiglia nel mirino

Pro Vita & Famiglia viene infatti definita l'organizzazione «anti-gender» più importante e meglio finanziata d'Italia, con oltre cento sedi territoriali, una rivista mensile e una costante presenza mediatica. Il rapporto ripercorre inoltre le campagne dell'associazione e, va sottolineato, di fatto smaschera il perché c'è così tanta "paura" del suo operato e delle sue battaglie. Tra le tante vengono citate: la pressione che nel giugno 2023 portò la Regione Lazio a ritirare il patrocinio al Roma Pride, le petizioni contro il programma europeo "DragTivism Jr" e contro il laboratorio sull'identità di genere per minori dell'Università di Roma Tre, la mobilitazione dopo il caso dell'atleta Imane Khelif alle Olimpiadi di Parigi del 2024, fino alla vasta campagna "Mio Figlio No" che raccolse oltre 62.000 firme (oggi arrivate a oltre 64.000, ndr) per chiedere il consenso scritto dei genitori prima di qualsiasi attività scolastica su gender e sessualità. Cosa che poi, come sappiamo, è diventata effettivamente norma con la legge 104/2026 sul consenso informato. Per il rapporto, inoltre, Pro Vita & Famiglia, «incoraggiata dal suo accesso istituzionale», intensificherà le sue iniziative su aborto e scuola.

La richiesta a Metsola

Insomma, la normalissima partecipazione democratica etichettata come virus da estirpare e chi la pensa diversamente attaccato frontalmente, con le richieste esplicite di contrastare e debellare attori, associazioni, realtà scomode. In pratica il rapporto è una lista di proscrizione, un attacco palese alle più basilari e fondamentali libertà democratiche su cui si fonda proprio l'Unione europea. Ed è la posizione di denuncia espressa dallo stesso Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia: «L'Ue si fonda sul pluralismo e la Carta dei diritti fondamentali tutela libertà di pensiero, di espressione e di associazione. Ecco perché chiediamo alla presidente Roberta Metsola e a tutti i capigruppo di prendere pubblicamente le distanze dall'evento e dal documento che usa le istituzioni europee per mettere all'indice le idee di milioni di cittadini». All'onorevole Angel, invece, l'associazione ha chiesto «come è possibile parlare di inclusione senza un solo contraddittorio delle realtà messe sotto accusa» e ha fatto sapere che «Pro Vita & Famiglia non si farà "decontaminare": continueremo a difendere la vita, la famiglia e la libertà educativa, a viso aperto e con argomenti».

 

 

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