Pentole, chiavi, pistole ad acqua, lanci di farina e un coro ripetuto più volte: «Fuori i transfobici dall'università». Così ieri pomeriggio, 15 ottobre, davanti all'Accademia delle Scienze, un centinaio di attivisti dei collettivi studenteschi ha protestato contro la giornalista Alessandra Arachi e gli altri relatori del convegno sulla disforia di genere nei minori. L'incontro, dedicato anche all'impiego della triptorelina nei giovani in transizione, era stato cancellato dalla stessa Accademia per una presunta «mancanza di contraddittorio». In realtà il contraddittorio era stato cercato per almeno un mese dagli organizzatori, senza però successo perché tutte le personalità contattate – anche politici – non avevano risposto, avevano rifiutato o, come Alessandro Zan, si erano sfilate.
Nonostante questo, Arachi, autrice del libro "Bimbi trans. Piccoli corpi, grandi bugie", gli altri relatori e parte del pubblico hanno deciso di ritrovarsi comunque, simbolicamente, sotto il civico 31 di via Zamboni.
Il racconto a Pro Vita & Famiglia
Raggiunta telefonicamente da Pro Vita & Famiglia, Arachi ha ricostruito quanto accaduto. C'è stato appena il tempo di rilasciare alcune interviste alla stampa presente, poi sono arrivati gli studenti: rumore, chiasso, colpi battuti su pentole, chiavi e oggetti di ogni tipo e, soprattutto, slogan contro di lei, a cominciare da «fuori i transfobici dall'università». Da Arachi nessun risentimento verso i giovani contestatori. «Sono ragazzi – spiega la giornalista – e capisco la voglia di protestare, io che da ragazza ho preso parte a proteste anche molto più dure. Il punto è un altro: questa volta – osserva – hanno manifestato contro qualcosa di cui non avevano compreso né il senso né i contenuti. Era palese che nessuno avesse letto il libro e che ignorassero il tema stesso». Resta l'amarezza per chi aveva affrontato il viaggio. Molte persone, tra cui diversi genitori, erano infatti arrivate a Bologna apposta per partecipare al convegno, pagando treni e alberghi.
«Li abbiamo cacciati»
Sui social, intanto, i collettivi rivendicano il risultato. Link Bologna, in particolare, ha diffuso diversi video con scritte e slogan come «fuori le transfobiche», vantandosi pubblicamente: «li abbiamo cacciati». Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, inoltre, in piazza si è sentito anche «giù le mani dai minorenni trans» e inutili sono stati i tentativi di Arachi di dialogare con i manifestanti. Durissima è però stata – giustamente – la posizione della giornalista nei confronti dell'Accademia delle Scienze. «Annullare l'incontro è stata una scelta inspiegabile, un abuso di potere del presidente dell'Accademia Giuseppe Sassatelli che ha preso da solo questa decisione». Sassatelli, dal canto suo, ha per ora difeso la scelta: «L'argomento del convegno era complesso e necessitava un contraddittorio, abbiamo sperato fino alla fine si trovassero ospiti per creare un parterre più articolato ma non è stato così». Prima di presentarsi in via Zamboni, i relatori avevano tentato di spostare il convegno in extremis all'Osteria delle Dame, storico luogo culturale bolognese. «Sarebbe stato un bel segnale, in un luogo simbolo della libertà di Bologna, ma il sindaco mi ha detto che il locale è inagibile, anche se poi ho visto che nelle prossime settimane lì si faranno diversi eventi», ha raccontato la giornalista, che ha ribadito: «Mi vogliono fare passare per transfobica ma gli ho detto che da giovane ho fatto molte più battaglie di loro per libertà e autodeterminazione». E sul confronto mancato è stata netta: «Sono contenta se si manifesta, ma se mi avessero permesso di fare il convegno, a cui avevo invitato pure Alessandro Zan che poi si è sfilato, sarei stata felice di fare entrare chi voleva protestare dandogli un microfono per discutere assieme. Ma non hanno voluto».
Come aveva già spiegato a Pro Vita & Famiglia alla vigilia dell'evento, Arachi aveva cercato a lungo, personalmente, qualcuno disposto a difendere la triptorelina sul palco, contattando anche Roberta Parigiani, presidente del Movimento persone trans, senza trovare disponibilità. Resta così il paradosso di questa vicenda: un convegno annullato per mancanza di contraddittorio e un contraddittorio offerto, microfono compreso, che i contestatori hanno preferito sostituire con pentole e farina.