03/11/2026 di Redazione

Un successo mediatico la nostra manifestazione in piazza a Verona. Ora Governo impugni le leggi di Veneto e Umbria sul fine vita

Legge fine vita Veneto: il sit-in di Pro Vita & Famiglia e Family Day a Verona arriva su tg e giornali. Il 9 novembre scade il termine per impugnarla.

Decine di sedie a rotelle vuote, e altrettanti cartelli, nel cuore di Verona. È l'immagine che lo scorso sabato, 31 ottobre, Pro Vita & Famiglia e Family Day hanno portato in piazza Bra per dire no alla legge sul fine vita approvata dal Veneto lo scorso 2 settembre. Quelle sedie hanno voluto rappresentare malati, disabili, anziani e cittadini fragili che chiedono allo Stato più cure, più diritti e più dignità, e che invece si vedono offrire una scorciatoia verso la morte. La richiesta del sit-in è stata rivolta direttamente alla premier Giorgia Meloni: dare mandato all'Avvocatura dello Stato, tramite il Consiglio dei ministri, di impugnare la norma davanti alla Corte costituzionale entro il 9 novembre, termine ultimo per il ricorso del Governo. Un appello che, per l'eco mediatica avuta, non è rimasto confinato alla piazza.

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Dalla piazza alla stampa nazionale

La manifestazione è stata infatti un successo mediatico. In piazza erano presenti numerose testate, locali e nazionali, e il racconto del sit-in è partito dal Veneto per raggiungere il resto del Paese. Il TGR del Veneto ha raccontato l'iniziativa con un servizio, ripreso poi anche dal Tg2 nazionale. Della protesta hanno parlato anche Rainews, le agenzie Ansa e Adnkronos e diversi quotidiani come Avvenire, La Verità, L'Arena e il Corriere del Veneto, edizione locale del Corriere della Sera. Anche Tv2000 ha menzionato l'iniziativa. Un'attenzione così ampia non è un dettaglio: conferma quanto il fine vita sia un tema importante e sentito per l'Italia e per l'opinione pubblica, una questione – insomma – che non riguarda soltanto l'ambito politico o strettamente sanitario, ma interpella l'intero Paese. E al centro di tutto c'è la cura. «In Italia due adulti su tre che avrebbero diritto alle cure palliative non le ricevono, e in Veneto circa un malato su due resta senza», ha ricordato in piazza Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia. «Praticamente lo Stato prima abbandona i nostri malati e poi offre loro il veleno come soluzione». Una strada che l'associazione ovviamente respinge: «purtroppo costa meno avvelenare che curare – ha aggiunto – ma noi oggi siamo qui in piazza per rifiutare questa logica».

Il Veneto non può fare eccezione

Proprio perché il tema è così sentito, Pro Vita & Famiglia continua a chiedere – con una petizione che ha già raccolto migliaia di firme – che il Governo impugni la legge veneta. Una norma approvata, purtroppo, da un'amministrazione di centrodestra. «Gli elettori veneti non avevano votato questa maggioranza guidata dal presidente Alberto Stefani per veder approvata una legge "ammazza-ammalati", che non è solo disumana ma anche incostituzionale», ha ricordato a tal proposito Ruiu. Sulla stessa linea Massimo Gandolfini, presidente dell'associazione Family Day, anche lui presente in piazza: «Oggi manifestiamo il nostro dissenso nei confronti di una legge che rende di fatto legale e facilita una pratica vergognosa e incivile come quella del suicidio medicalmente assistito, qui in Veneto resa possibile dall'approccio radicale di Luca Zaia». Al Governo, Gandolfini ha chiesto «di proseguire sulla strada già intrapresa impugnando le leggi di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Il Veneto non può fare eccezione».

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Subito anche la legge dell'Umbria

Il Veneto, però, non è l'unico fronte aperto. Lo scorso 22 ottobre anche l'Umbria, guidata da un'amministrazione di centrosinistra, ha approvato una legge simile. La battaglia, insomma, non ha colore politico. Che a votare queste leggi sia il centrodestra o il centrosinistra, la posta in gioco resta la stessa. La dignità non dipende dalla salute né dalla produttività, e una vita non vale meno di altre perché fragile. Ecco perché, anche al di là di queste derive regionali, resta fermo e netto il no di Pro Vita & Famiglia a qualsiasi legge sul fine vita a livello nazionale. Una posizione condivisa dal Family Day, con Gandolfini che in piazza Bra si è rivolto direttamente «al Parlamento: affinché non legiferi in materia». Negli ultimi mesi è stata spesso presentata la proposta di legge nazionale come una sorta di fantomatico "male minore". Ma facilitare o procurare la morte di una persona non potrà mai essere un male minore e lo dimostra anche l'esperienza di altri Paesi: chi – come Canada, Belgio o Olanda – ha già percorso questa strada ora deve fare i conti con una deriva drammatica, dove i morti per eutanasia sono anche disabili, depressi, malati psichiatrici, giovani e persino bambini.

Un segnale incoraggiante

Intanto, una nota positiva arriva da un esponente del Governo, e proprio in questi giorni. In un'intervista rilasciata a Tempi, e pubblicata il 1° novembre, il ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha spiegato che sul fine vita «la questione non è la libertà di scelta, ma l'idea che di fronte alla sofferenza lo Stato offra la vita e la morte come opzioni equivalenti, suggerendo implicitamente a una persona che sta male che la sua vita vale di meno e che potrebbe essere una soluzione togliersi di torno». E ancora: «Non è per questo che esiste il sistema sanitario nazionale. Il principio del favor vitae è quello che sostiene una società solidale, che non si rassegna alla solitudine, che si impegna a potenziare le cure palliative, come il governo sta facendo, e non a dire alle persone "se ci sei o non ci sei per me è uguale"». Parole che fanno ben sperare, perché coincidono con i principi alla base delle richieste di Pro Vita & Famiglia, e che lasciano intravedere un Governo pronto a muoversi sulla strada indicata da piazza Bra.

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