22/05/2020 di Luca Scalise

Legge 194, quarantadue anni di buio

Con queste parole ha inizio l’articolo 1 della Legge 194 del 1978 – di cui oggi, 22 maggio, ricorre l’anniversario -, che introduce in Italia l’aborto legale: «Lo Stato […] tutela la vita umana dal suo inizio». Mai vista una contraddizione così eclatante.

La suddetta legge permette l’aborto fino a 90 giorni di gravidanza. Ma, di preciso, cosa accade dopo questi 90 giorni? Di colpo, quello che prima era (come lo chiamano dispregiativamente gli abortisti) un “grumo di cellule”, o, peggio ancora, un “parassita”, diventa magicamente un essere umano? No. Lo era anche prima, sin dal concepimento, come la stessa scienza ha provato più e più volte.

Quindi basta giri di parole: questa legge non tutela affatto la vita umana sin dal suo inizio, anzi, ne permette in alcune circostanze l’eliminazione. Ed è qualcosa di assolutamente grave. Tale legge, inoltre, pare sia a sua volta figlia di una campagna menzognera che invocava la legalizzazione dell’aborto in quanto di aborto clandestino sarebbero morte in Italia «25mila donne all’anno», cosa impossibile, dal momento che «dall’Annuario Statistico del 1974 risulta […] che le donne in età feconda (cioè dai 15 ai 45 anni) decedute nell’anno 1972, cioè prima della legge 194, furono in tutto 15.116».

Ma – campagne menzognere a parte – l’aborto legale è anche “sicuro” per la donna? No. I bambini potrebbero non essere le uniche vittime. L’aborto espone anche la donna che vi fa ricorso a seri rischi per la sua salute fisica e psichica: emorragie, infezioni, sepsi, cancro al seno, infertilità e in alcuni casi anche la morte.

Spiegavamo: «Il Center for Disease Control and Prevention, ente governativo statunitense, ammette che dal ’73 a oggi sono quasi 500 le donne morte per aborto legale solo negli Stati Uniti, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità confessa che ogni anno circa 150 donne in Europa, e nel resto del mondo addirittura decine di migliaia, muoiono a causa dell’aborto. L’aborto in pillole (RU486), poi, moltiplica per dieci volte il rischio di morte per aborto e nel 2014 due giovani donne sono morte anche in Italia».

Ma queste informazioni gli abortisti spesso e volentieri preferiscono nasconderle, contribuendo così a mentire alle donne, mostrando l’aborto come qualcosa di “rapido e indolore” o addirittura osannandolo come garanzia dell’emancipazione femminile. Oggi, i pionieri dell’aborto spingono per incentivarne la pratica “fai da te” nelle mura domestiche (ancora più rischiosa) e a ostacolare e perseguitare ingiustamente gli obiettori di coscienza (alla faccia della “libertà” di cui si sentono paladini).

Così, questi sono stati quarantadue anni di buio sul tema dell’aborto, di menzogne su menzogne e di vergognosi tentativi di censurare il messaggio pro life.

Ma basta una piccola luce per dissipare anche le tenebre più oscure e noi di Pro Vita e Famiglia, insieme ai tanti che difendono la vita e la civiltà, continueremo a lavorare per tenerla accesa. Perché donne e bambini meritano d’essere tutelati, non abbandonati.

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