18/01/2020

Le fake news sulla pillola abortiva. Non è “sicura” come dicono

Per frasi come “la pillola abortiva fa male”, ci danno dei bigotti, retrogradi e maschilisti, ma non c’è nulla di ideologico in questa affermazione, dato che la scienza conferma ciò che sosteniamo noi pro life: la pillola abortiva non è “sicura” come dicono.

Come abbiamo più volte spiegato, l’aborto farmacologico (o Ru486) «prevede che si assuma una pillola subito ed una diversa nell’arco di tre giorni: il Mifepristone, che, inibendo la produzione di progesterone fa morire il bimbo di fame e di sete, ed il Misoprostol, che serve ad espellere il bimbo ormai morto, inducendo le contrazioni uterine, proprio come nel parto».

Chi, però, dopo l’assunzione del Mifepristone, volesse salvare il bambino, può essere ancora in tempo, grazie alla procedura di inversione della pillola, con una dose di progesterone. E questo metodo funziona: sono tantissime le donne felici di aver avuto questa possibilità.

Ma qualcuno non sembra altrettanto contento. Pare, infatti, che, come spiega un articolo di Life News, dei ricercatori abortisti abbiano dato inizio a uno studio sulla procedura di inversione della pillola abortiva, mediante progesterone, al fine di mostrarne dei presunti effetti negativi.

Ebbene, la ricerca è stata bruscamente interrotta quando il 40% delle donne che avevano assunto la pillola abortiva, e non il progesterone per l’inversione, ha avuto una seria emorragia.

Tale studio, contro le speranze degli abortisti, è finito per avvalorare le tesi dei pro life e per dare ulteriori conferme a quelli che, grazie ad altre ricerche, già sapevamo essere i rischi dell’aborto farmacologico: «infezioni gravi e talvolta fatali, sanguinamento eccessivo e aborto incompleto che richiede un intervento chirurgico d'urgenza», senza contare le conseguenze dal punto di vista psicologico.

«Le donne meritano di sapere la verità circa gli effetti collaterali potenzialmente gravi della pillola abortiva - da medici, scienziati, e media», concludono la biochimica Tara Sander Lee e il dottor Michael Valley, nel loro rapporto sull’accaduto, pubblicato su The Federalist.

 

di Luca Scalise

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