09/09/2022 di Giuliano Guzzo

Le fake news di Zan su aborto e Marche

«Nelle Marche di fatto il diritto di aborto è stato cancellato». Firmato Alessandro Zan. Sono infatti queste le parole pronunciate nei giorni scorsi dal noto esponente dem e attivista Lgbt nel corso di una trasmissione televisiva sulle frequenze di La7, il quale, a ben vedere, non ha fatto che rilanciare quanto prima di lui, sui social, aveva denunciato l’influencer Chiara Ferragni rilanciando un articolo del giornale The Vision che, a sua volta, si appoggiava esplicitamente ad uno del Guardian.

Questo per ricostruire la genesi delle parole dell’onorevole Pd che, pur essendo come si è detto condivise da varie tra testate e personalità, non poggiano affatto su una base reale. Prima di tutto perché «il diritto di aborto» - presentato così, in modo assoluto – non è che non esista nelle Marche, non esiste proprio in Italia dal momento che pure la pessima legge 194, che è «integralmente iniqua» come la definì Giorgio La Pira, fissa tempi, paletti e iter della pratica abortiva, non rendendola affatto facoltà assoluta.

In seconda battuta, venendo alla realtà marchigiana, ciò che tanti sembrano dimenticare è che la fonte giusta per esaminarla, con riferimento all’aborto, non sono gli articoli di giornale, ma i dati delle relazioni ministeriali sull’applicazione della legge 194, l’ultima delle quali reca la firma del ministro Roberto Speranza, non certo uno sospettabile di essere un simpatizzante pro life.  Ebbene, dando un’occhiata alla più recente di tali relazioni, quella del 2022, si scopre come nella regione in questione nel 2020 (ultimo anno di cui si abbiano al momento i dati) siano stati effettuati nel 1.351 aborti, una media di 3,7 al giorno, festivi compresi. Come si faccia a dire, dinnanzi a tali numeri, che «nelle Marche di fatto l’aborto è stato cancellato» lo sa solo l’onorevole Zan. Ma non è finita.

NO ALLA PILLOLA ABORTIVA - FIRMA QUI CONTRO LA DIFFUSIONE DELLA RU486

Sempre la relazione firmata da Speranza afferma che nelle Marche l’offerta del cosiddetto “servizio di Ivg” sia di gran lunga superiore a quella nazionale, con gli aborti effettuabili in quasi il 93% delle strutture sanitarie (92,9% è il dato esatto), mentre la media italiana è del 62%. Non solo: anche gli aborti dopo la dodicesima settimana, nella regione dove sarebbe «praticamente impossibile abortire», sono tutt’altro che rari. Lo conferma sempre la fonte ministeriale, là dove afferma come nelle Marche tali interventi siano il 6.8% del totale, con una media nazionale del 6,5%. Neppure il tema degli obiettori, richiamati da Zan, sembra giustificare la tesi secondo cui «nelle Marche di fatto l’aborto è stato cancellato».

In quella regione, infatti, vi sono 91 ginecologi in servizio nei reparti pubblici di Ostetricia e Ginecologia. Di questi il 70% - spontaneamente, senza nessuna imposizione - ha dichiarato obiezione di coscienza secondo la legge 194. Vi sono dunque 27 ginecologi non obiettori. Il carico di aborti per ciascuno di questi è dato dalla divisione tra 1.351 aborti annui e 27 ginecologi non obiettori. Risultato, parliamo di 50 interventi abortivi per ogni singolo medico non obiettore che, considerando 44 settimane lavorative, corrisponde a 1,1 aborto a settimana. Se svolgiamo il calcolo coi soli 1.117 aborti chirurgici, il carico per singolo ginecologo non obiettore si riduce ulteriormente a 0,94 aborti a settimana.

Che in una regione con questi numeri non si possa abortire pare oggettivamente insostenibile; da qualunque punto di vista si affronti il tema. Lo stesso richiamo all’aborto in pillola, in realtà, non è un problema (ammesso che di problema si possa parlare!) delle Marche o di un partito politico, dato che le linee guida del ministero, per esempio sulla Ru-486, non sono vincolanti, tanto è vero che l'Emilia Romagna ne ha sempre avute di proprie, diverse da quelle nazionali; e soprattutto che quelle attuali, emanate dal ministro Speranza, non rispettano la stessa legge 194, quando prevedono che l'aborto possa essere effettuato nei consultori ovvero fuori dalle strutture ospedaliere.

NO ALLA PILLOLA ABORTIVA - FIRMA QUI CONTRO LA DIFFUSIONE DELLA RU486

In conclusione, posto che l’impossibilità di abortire, cioè di non poter eliminare i figli nel grembo materno, sarebbe dura da considerare una sconfitta, praticamente tutto ciò che è stato detto sull’operato della regione Marche (che si è sempre e solo mossa per la donna e per la vita, e non contro nessuno) lo si può serenamente considerare privo di fondamento.

 

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