17/08/2013

Le donne muoiono più di aborto che di parto

Questa è la foto di Marla Cardamone: era incinta, aveva 18 anni. Non ne compirà mai 19.

Uno dei leitmotiv  degli abortisti è che la salute delle donne viene prima di quella dei “prodotti del concepimento”, e che l’ aborto è un diritto che non si discute se il parto mette a rischio la vita della madre.

Qualcuno sarà quindi forse sorpreso dalle risultanze dello studio del dottor Byron Calhoun, dell’università di di Charleston, West Virginia,  pubblicato dal giornale specialistico  Linacre Quarterly, e da Personhood Education, di cui scrive Calvin Freiburger  su LiveAaction News.  

Comunemente si sostiene che il rischio di morte associato al parto è 14 volte superiore al rischio derivante da aborto.

Questo dato non è attendibile, né è suffragato da letteratura scientifica accreditata. Infatti da un punto di vista tecnico-scientifico è molto difficile poter fare una statistica valida sulle morti conseguenti all’aborto. Ciò è dovuto alla mancanza di raccolta dati da parte delle cliniche abortiste e alla mancata denuncia dei decessi: le complicazioni post aborto non sono riportate né denunciate in più del 50% dei casi.

Nella maggior parte dei casi le morti sono collegate ad altri fattori (infezioni ecc.) sottacendo – spesso in mala fede – l’avvenuto aborto. I certificati di morte sono perciò compilati in modo superficiale o incompleto e il dover agire in modo “politicamente corretto” non aiuta a far emergere i dati reali.

In particolare le morti causate dalla sindrome post aborto – anche dopo molto tempo dalla procedura – non sono mai collegate all’interruzione di gravidanza, ma all’abuso di alcol o droga, alla depressione , all’uscita di senno ecc.

Infine, gli ospedali che curano le complicazioni fisiche post aborto, catalogano le morti come “morti in maternità”, “morti in tarda maternità” ,”morti gravidanza” o “morti per gravidanza” e non morti per aborto.

Per qualche nome e qualche foto americana (qualche centinaio...) si veda il sito Safe and Legal

E qui in Italia? Con tutta la nostra “malasanità” in 30 anni di 194 non c’è stato un solo caso di setticemia post aborto?

Noi non ci stupiamo: la difesa dell’aborto da sempre si fonda sulla menzogna e sulla negazione dell’evidenza.

di Francesca Romana Poleggi

Festini

 

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