14/11/2021 di Barbara de Iudicibus

Le cure palliative sono il futuro (e il presente). Parola di premio Nobel

«Il dolore non ha più segreti. E' una malattia e si cura»

Così ha affermato David Julius, statunitense, fisiologo dell'Università della California di San Francisco, insieme ad Ardem Patapoutian, scienziato di origini armene e ricercatore dello Scripps Research di La Jolla, sempre in California.

I due scienziati sono stati insigniti, ad ottobre scorso, del prestigioso Premio Nobel per la Medicina, grazie alle loro ricerche sui sensori che ci permettono di avvertire il caldo, il freddo e la pressione, alla base del senso del tatto.

La portata di queste scoperte, cominciate negli anni ’90, è enorme, se pensiamo che queste sensazioni sono anche e soprattutto alla base dell’esperienza del dolore, e che quindi queste scoperte stanno contribuendo a individuare farmaci efficaci contro il dolore cronico, le infiammazioni persistenti e altre condizioni, e si preparano ad alleviare l’esistenza di chi ogni giorno, in ogni momento, convive con una condizione costante di sofferenza: nel mondo si parla di un miliardo e mezzo di persone, in Italia sono 16 milioni, afflitti dal dolore cronico di emicrania, artrite reumatoide, mal di schiena, artrosi, nevralgie del trigemino e condizioni post trauma.

Il dolore si cura!

Sono queste le notizie che ci servono oggi, che ci confortano e ci danno speranza, e la danno soprattutto alle persone che soffrono nel fisico e anche nell’animo, e ci conforta che sia stata premiata proprio una ricerca di questo tipo nel momento in cui nel nostro Paese si discute della legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito con il Testo Unico in esame al Parlamento.

Sappiamo, infatti, che oggi in Italia solo il 30% dei pazienti nelle condizioni previste riesce ad accedere alle cure palliative, e in assenza di questo tipo di assistenza il paziente potrebbe essere indotto a chiedere la morte, a preferirla, soprattutto se la società e gli stessi familiari intorno a lui “spingono” in questa direzione.

Ma l’eutanasia o il suicidio assistito non sono la soluzione! Quando queste sembrano la via d’uscita, ecco che le parole del premio Nobel Julius ci ricordano il compito del medico e dello scienziato: curare il malato, non dargli la morte.

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