19/05/2020 di Manuela Antonacci

L’avvocato Gianfranco Amato sul ddl Zan: «La funzione legislativa al servizio delle lobby»

Ci siamo più volte occupati del ddl Zan (legge sull’omotransfobia) con cui la maggioranza di governo, di fatto, sta tentando di riproporre un nuovo ddl Scalfarotto, fermato, invece, anni fa, solo grazie ad una vasta mobilitazione generale.

Pare, però, che questa volta, il rischio che venga approvato sia davvero serio e reale, grazie anche ai numeri della maggioranza. Ne parla in modo approfondito l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, dalle colonne del Timone premettendo, a proposito del vero spirito di questo ddl, che “ancora una volta si sta tentando di utilizzare la funzione legislativa, non per il bene comune, ovvero per rispondere ad oggettive e reali necessità della comunità, ma per esigenze ideologiche imposte da una minoranza”.

E subito dopo spiega i pericoli sottesi a questo ddl prendendo le mosse dal Codice Penale che contempla il reato di “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa” punito dall’art. 604 bis del Codice Penale e che prevede la reclusone fino ad un anno e sei mesi o la multa fino a 6000 euro per chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico o istiga a commettere atti di discriminazione per motivi razziali.

Il ddl Zan, a tutto questo, vorrebbe aggiungere anche i motivi di “odio” fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Ciò che spaventa, spiega Amato, sono le conseguenze sanzionatorie di tutto questo, comprese le drammatiche restrizioni sulla libertà religiosa. Infatti, afferma in presidente dei Giuristi per la Vita “E’ facile comprendere cosa accadrebbe, una volta approvata la modifica a quell’articolo, a chi sostenesse pubblicamente che due omosessuali non possono sposarsi o si battesse per mantenere tale divieto per legge. O a chi sostenesse che due omosessuali non possono adottare un minore. Non parliamo, poi, delle conseguenze per chi osasse citare pubblicamente il punto 2357 del catechismo della Chiesa Cattolica che definisce le relazioni omosessuali come “atti intrinsecamente disordinati e precludono all’atto sessuale il dono della vita”, per non parlare poi, dei riferimenti ad alcuni passi delle Sacre Scritture.”

Se tocchiamo poi il tasto della libertà educativa, si configurano davvero tempi foschi: i genitori non potrebbero educare i figli secondo il loro principi, trasmettendo una personale visione della sessualità legata al loro credo e alla loro morale, perché le loro idee dovrebbero essere in linea con lo spirito del ddl per non essere perseguibili. Per non parlare, poi, del gender nelle scuole che dilagherebbe, senza che, a quel punto, nessuno possa più fermarlo perché in quel caso, chi osasse fare ciò, rischierebbe anche di essere punito.

A questo punto, afferma Amato, sarebbe anche interessante capire come verrebbero considerati i vari interventi del Pontefice che ha definito testualmente l’identità di genere “una bomba atomica”, “una colonizzazione ideologica” e che ne ha parlato in modo diffuso, condannandolo decisamente, in “Amoris Laetitia”.

Insomma, come emerge anche dalle parole del presidente dei Giuristi per la Vita, non siamo di fronte ad una strategia difensiva ma ad una vera e propria offensiva che sta prendendo piede e sta prendendo di mira (sperando che non arrivi mai a colpirla e ad abbatterla) ogni forma di libertà che concerne il pensiero, persino la libertà religiosa e tutto questo pure infiocchettato da parole che inneggiano alla non discriminazione e persino alla “tolleranza”.

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