04/06/2021 di Luca Volontè

L’Africa contro la colonizzazione Lgbt

Lo scorso 28 maggio, le Conferenze Episcopali Cattoliche delle nazioni dell'Africa occidentale di Senegal, Mauritania, Capo Verde e Guinea-Bissau hanno ribadito la loro opposizione alla pratica omosessuale. "Abbiamo un insegnamento positivo, che è quello di dire che Dio ha creato l'uomo e la donna. Sono complementari e diversi, e non intendiamo farci imporre un'altra opinione, né nel senso di una repressione vigilante né nel senso di un permesso che andrebbe contro le nostre convinzioni ", ha detto l'arcivescovo di Dakar, Benjamin Ndiaye.

I vescovi hanno ribadito le dichiarazioni precedenti di "rifiutare l'omosessualità e denunciare la pedofilia, che sono contrari ai nostri valori. Dio ha creato gli uomini perché siano fecondi e si moltiplichino. Originariamente Dio creò l'uomo e la donna e disse loro: 'Siate fecondi e riempite la terra'. Tale è l'ordine voluto dall'Onnipotente e i vescovi difficilmente intendono derogarvi. Questo è il modo in cui la vita è stata organizzata dal Creatore", ha affermato.

L'arcivescovo ha detto che la Chiesa resisterà agli sforzi per spingere i cristiani ad accettare la pratica omosessuale, ma ha insistito che questo non si traduce necessariamente in misure coercitive da parte dello Stato: “Non intendiamo che qualcuno ci imponga un altro orientamento, perché noi abbiamo questo orientamento dalla rivelazione", ha detto Ndiaye. "Il fatto che Dio ha creato l'uomo e la donna per il suo scopo è che l'uomo possa, in unione con la donna, dare alla luce dei figli".

Per quanto riguarda la criminalizzazione dell'omosessualità, l'arcivescovo ha precisato che "la Chiesa non vuole essere il giudice" delle persone.  "Questo è ciò che vogliamo evitare. Non siamo il tribunale di Dio, questa non è la nostra responsabilità", ha detto. Lo scorso marzo erano stati Vescovi delle nazioni dell’Africa Orientale ad esprimere il loro chiaro e forte rifiuto contro ogni colonizzazione ideologica LGBTI. Allora i prelati dell'Africa orientale avevano denunciato un tentativo di imporre la teoria del gender agli stati membri. I vescovi kenioti ed etiopi avevano reagito alla pubblicazione di un rapporto dell'ONU del 14 marzo 2021, nel quale si chiedeva agli stati membri di attuare rapidamente politiche basate sulla "non discriminazione" contro le persone omosessuali e "transgender".

La Conferenza episcopale etiope (CBCE) e quella del Kenya (KCCB) avevano unito i loro sforzi nella seconda metà di marzo, per proporre un contributo di condanna alla teoria del gender ritenuta "regressiva". I prelati africani chiedevano all’ONU come sarebbe stata  definita l'adozione di una politica dell'identità di genere, dal momento che esistono più di 112 identità di genere promosse da vari organismi e lobby nel mondo, con la possibilità che ne vengano inventate altre e, concludevano i Vescovi, “…questo creerebbe ulteriore disordine tra gli stati membri delle Nazioni Unite".

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