La vita è un valore in sé: no alla cultura dello scarto

Manca solo un mese, ormai, alla scadenza dell’ultimatum posto dalla Corte Costituzionale al Parlamento sul fine vita,  per la regolamentazione del suicidio assistito, ovvero dell’eutanasia.

Sappiamo bene che al di là dei nomi e delle sigle che si usano orwellianamente per confondere la pubblica opinione, la sostanza è la stessa: il confine tra l’agevolazione del suicidio e l’omicidio è davvero sottile.

La questione è che la Consulta, le sinistre e i radicali vogliono proprio la morte per tutti.

Il problema ideologico e culturale, alla base, è infatti questo:  ogni essere umano, a prescindere dalle sue qualità e dalle sue capacità ha una dignità somma e inalienabile?  La vita umana ha un valore incommensurabile in sé? Esiste un dovere di solidarietà sociale tra tutti i consociati? Lo Stato deve adoperarsi per consentire lo sviluppo della persona e non la sua soppressione? Se la risposta è sì – e i principi fondamentali della nostra Costituzione danno tale risposta – di fronte alla malattia, alla disabilità e alla sofferenza la persona va curata, assistita e possibilmente amata: perché anche nella sofferenza la vita ha senso. Perché la vita umana è comunque intangibile.

Purtroppo, quella che Papa Francesco chiama  “la cultura dello scarto”, invece preme in direzione opposta: dietro la maschera dell’autodeterminazione vuol far passare il “diritto a morire” e quindi il dovere del medico e dello Stato di dare la morte. E se la morte è un diritto, allora la morte è un “bene”, e per il principio di uguaglianza dovrà presto o tardi essere data a tutti quelli che soffrono, anche se non sono consenzienti… Ecco perché abbiamo parlato di “morte per tutti”. Né si obietti che le nostre sono solo fantasie: si tratta della cruda realtà, è ciò che accade nei Paesi che hanno riconosciuto per legge il “diritto di morire”.

La Corte Costituzionale è composta da uomini che in prevalenza sembra abbiano sposato la cultura dello scarto. Non vogliamo qui entrare in questioni strettamente giuridiche (ma anche un bambino dovrebbe sapere che il potere legislativo appartiene al popolo sovrano che lo delega al Parlamento: la creazione delle leggi non spetta né ai giudici di merito, né ai giudici della Consulta). Eppure il diktat che ha pronunciato con la nota ordinanza 207 minaccia proprio un suo intervento normativo.

Il Parlamento finora non ha prodotto alcunché: tra diverse proposte di legge eutanasiche che è bene non siano passate, ce ne sono anche due, una alla Camera e una al Senato, che invece, attenuano la pena per chi agevola l’esecuzione di un suicidio in alcuni casi, introducono  nella legge 219/17 sulle Dat il diritto all’obiezione di coscienza, e escludono il nutrimento e l’idratazione dal novero dei “trattamenti sanitari”.

Alcuni potrebbero chiedersi se perorare l’approvazione, o per lo meno la calendarizzazione di questi testi, vuol dire piegarsi al male minore (che è sempre male e che quindi va evitato).

A nostro parere no. Infatti, nell’impossibilità attuale di abrogare la legge 219, benvenga un suo miglioramento in senso etico. Inoltre, lasciar la mano libera alla Corte Costituzionale è davvero pericoloso, perché una sentenza “creativa” della Consulta sarebbe – un domani – insuperabile, anche da un nuovo testo di legge.

Perciò la situazione di stallo attuale è molto pericolosa.

Ben venga l’iniziativa della rete Polis Pro Persona: l’11 settembre  ha indetto un grande convegno con la presenza del Presidente della Conferenza Episcopale italiana, Card. Bassetti: la Chiesa non può non far sentire la sua voce, in una circostanza del genere, ribadendo quanto il Papa ha scritto in Amoris et Laetitia: «L’eutanasia e il suicidio assistito sono gravi minacce per le famiglie in tutto il mondo. La loro pratica è legale in molti Stati. La Chiesa, mentre contrasta fermamente queste prassi, sente il dovere di aiutare le famiglie che si prendono cura dei loro membri anziani e ammalati».

Quanto a noi di Pro Vita & Famiglia: siamo fermamente convinti che dietro ogni attività normativa sia imprescindibile svolgere un’azione culturale capillare e pervasiva: sarà la cultura della vita a sconfiggere la cultura della morte. Perciò metteremo tutte le energie che abbiamo nella nostra prossima campagna contro l’eutanasia, e ci auguriamo produca buoni frutti.

E se arriverà il 24 settembre senza che il Parlamento sia riuscito a produrre alcunché, resterà la speranza che la Corte Costituzionale non sia compatta nel voler emanare una sentenza creativa che, per tutelare l’autodeterminazione di un DJ Fabo, servirà a far uccidere migliaia di persone come Eluana Englaro, Charlie Gard, Alfie Evans e Vincent Lambert.

Il Comitato Direttivo di ProVita & Famiglia

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