05/08/2020 di Manuela Antonacci

La scritta “I Love Rowling” rimossa dalla stazione di Edimburgo perché politicamente “scorretta”

Continua l’escalation di violenze e boicottaggi vari, ai danni della scrittrice J.K. Rowling, della cui vicenda ci siamo occupati più volte. La creatrice di Harry Potter, ormai da tempo subisce delle pressioni terribili dal mondo transgender che sta cercando in tutti i modi di danneggiarla a livello professionale e mediatico, con una serie di iniziative intimidatorie.

La sua colpa? Lo ricordiamo ancora una volta, quella di aver scritto dei tweets in cui affermava che il sesso sia un dato reale, biologicamente fondato: «Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso rimuove la capacità di molti di discutere in modo significativo delle loro vite. Non è odio dire la verità».

 E’ bastato questo per meritarle una marea di insulti e minacce da parte del mondo arcobaleno che l’avrebbero costretta persino a cancellare il suo account da twitter. Una volta azionata, poi, la macchina del politicamente corretto è andata avanti coinvolgendo anche i lettori della Rowling, dai quali ci sarebbe aspettati, invece, solidarietà.

Alcuni di essi, infatti, hanno pensato bene, anziché sostenere la causa della scrittrice britannica e il suo diritto alla libertà di espressione, di utilizzare i suoi libri, per coprirne la firma, sostituendola con i nomi di icone trans. E tutto ciò tramite una challenge lanciata su Tik Tok, che è diventata presto virale. E ancora il processo di intimidazione è continuato e arrivato al punto che la comunità transgender ha vandalizzato ultimamente le impronte della scrittrice ad Edimburgo.

Ma non finisce qui, perché per prostrare, forse, sperano, definitivamente, la scrittrice, è stato anche fatto rimuovere un poster pubblicitario con la scritta "I love JK Rowling" nella stazione ferroviaria principale di Edimburgo, perché considerato troppo "politico" e potenzialmente “offensivo”, come riferisce il “The Times”.

La pubblicità era stata progettata e diffusa da Kellie-Jay Keen-Minshull, un'attivista per i diritti della donna, sottoposta, a sua volta, ad un interrogatorio da parte di due distinte forze di polizia dopo essere stata accusata di aver commesso un “crimine d'odio” da Susie Green, che gestisce un'organizzazione benefica che aiuta i bambini transgender. La querelle sarebbe iniziata, nel caso della Minshull, dopo essersi espressa negativamente, tramite tweet, sulla decisione della stessa Susie Green di aver sottoposto il proprio figlio alla riassegnazione del sesso biologico a soli 16 anni, in Thailandia.

La Minshull, pertanto, coerente con le sue idee, avrebbe deciso di appoggiare la Rowling portando avanti una campagna femminista contro la riforma delle leggi sul riconoscimento di genere. Ma mercoledì scorso, la Network Rail Scotland, ha deciso di eliminare il cartellone pubblicitario e su Twitter ha spiegato le motivazioni del gesto: "Questo annuncio non viene più visualizzato a Waverley a Edimburgo. Il poster in questione è contrario al nostro codice di accettazione a causa della sua natura politica. Non consentiamo la pubblicità in quanto supporta o promuove un punto di vista rispetto a un altro".

Insomma, ci riuscirà la comunità transgender a “rieducare” il pensiero della Rowling?

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